Recensioni

Ritornano a poca distanza dall’esordio Variations On A Theme Al Cisneros e Chris Hakius, duo che qualcuno ricorderà come autori di numerosi dischi all’epoca d’oro della Earache; costituivano, infatti, la sezione ritmica degli Sleep, all’epoca trio con il compagno di merende e efferatezze sonore Matt Pike (adesso al timone dei non troppo convincenti Kalas e degli High On Fire).
I due loschi figuri, ribattezzatisi Om – nomen omen –, si ritagliano invece uno spazio piccolo ma sempre più importante nel firmamento della musica “non solo heavy” evolvendosi in maniera interessante, senza rimanere sterilmente ancorati ad un suono mammuth di matrice prettamente sabbathiana come quello degli Sleep o anche quello del succitato esordio. Non a caso Cisneros ha partecipato all’ultimo disco di Six Organs Of Admittance e in uscita ci sono split in formato minore con gente del calibro di Current 93 e proprio del gruppo di Ben Chasny, prove che almeno stando alle premesse contenute in questo Conference Of The Birds potrebbero spostare il tiro della band molto in avanti, verso territori di avanguardia.
Questa apertura del duo verso nuovi lidi si nota tantissimo nelle due sole tracce del disco: non disdegnando il passato pesantemente heavy, i Nostri sembrano cercare una nuova via, non più brutale o metal ma quasi ascetica e me(n)tal. Il pezzo d’apertura At Giza è di una bellezza disarmante; il suono non è più corposo ma diviene disseccato, scheletrizzato costruito com’è intorno al basso di Cisneros. Inoltre la voce – che ricordavamo molto diversa all’epoca degli Sleep – è adesso una nenia indimenticabile, una litania che, forse complice il titolo, sa tanto di piramidi violate e sortilegi egizi. Una melodia quasi sussurrata, cantilenata, che cattura e smuove verso uno space rock molto coinvolgente. Il secondo pezzo monstre è Flight Of The Eagle, e qui si ritorna su territori più congeniali al passato dei due; ora stoner, ora sludge, il pezzo è costruito come tradizione su un gigantesco megariff che più lento non si può e che si protrae per i primi 7 minuti prima di trovare una apparente pausa, per poi riprendere con maggior vigore. Bella prova per il duo, non tanto per il disco in sé, quanto per ciò che lascia intravedere per il futuro.
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