Recensioni

Poco da fare: quando pensi ad Arrington De Dionyso sorge spontaneo ritornare al Beefheart che domina gli scaffali e giammai ha accumulato polvere. Medesima la fisicità delle metafore (sonore, visive, testuali), la vocalità creativa che libera atavici istinti (tribalismo che qualcuno chiama blues), l’interpretazione “cubista” del (non più) rock. Saggio, Arrington – giramondo ora stanziatosi a Portland, Oregon – ha scelto di non misurarsi faccia a faccia col suo principale ispiratore, preferendo incarnarne lo spirito. Evidentemente, se non può avere oggi la medesima rivoluzionaria portata, ci ricorda di essere tra i discepoli più valenti, a prescindere da che certi steccati siano stati abbattuti quaranta anni or sono.
Gli Old Time Relijun (nome di un traditional blues ripreso su Trout Mask Replica…) sono principalmente affare del poliedrico leader, almeno da quando Phil Elverum ha lasciato il gruppo anni fa: da lì in poi parecchie facce hanno figurato nella line-up, l’ultima delle quali vede la ritmica di Aaron Hartman e Germane Baca affiancarsi all’indiavolato sassofonista Benjamin Hartman. Abilissimi e attenti a sorreggere una visionarietà coinvolgente e sanguigna come forse mai, merito anche dell’immediatezza di un lavoro granitico eppure sfaccettato, curato nonostante i soli quattro giorni – e relative notti – di lavoro spesi nel Dub Narcotic Studio. Questo è Catharsis In Crisis: un atto di coerenza stilistica che sottolinea un canone mettendone in luce il momento della nascita, ne analizza lo sviluppo storico fin qui trascorso e infine afferma la propria autorevole opinione. Come previsto sfilano licantropi waitsiani (Dig Down Deeper), ci s’impasta in un groove tra palude e Public Image (Indestructible Life!), si osservano i Contortions in un universo metà Tuva e metà Sardegna (Tighest Cage), la wave si riunisce da ambo le sponde dell’Atlantico (Demon Meeting). Ognuno asserve orgoglioso la funzione di chiarire una volta di più quanto poco si inventi da anni e, in fondo, al genio basti mescolare le carte con sapienza. Perché quella vaga fragranza errebì che sale dalla jungla Garden Of Pomegranates un po’ la spieghi e un po’ no; perché la Festa Di Compleanno strapazza le dodici battute di Akavishim e Veleno Mortale (ma quelle note in punta di dita?); perché il garage Dark Matter lo hai di rado udito liquefarsi in panorami arabi tramite il surf. Perché l’infaticabile tumulto diddleyiano che transita da Oriente alla New York dei Sessanta non si scorda, strada facendo, né dei Can né del Pop Group, affinché tu capisca quanto sia una questione di DNA.
Un disco che chiude la trilogia “della luce perduta” per Arrington e scrive un’altra pagina del romanzo post beefheartiano: paradossalmente tanto più originale quanto non si sforza d’esserlo a ogni costo, chiari la propria genesi (da trovarsi magari nel percussivo, sabbatico grembo Second Day Of Creation) e lo scopo ultimo. Dopo tutto questo, Catharsis In Crisis si impone come il miglior disco degli Old Time Reljiun e uno dei più intensi di questo 2007.
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