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Vent’anni di Socialismo tascabile. Ormai non si tratta più solo dei dischi usciti durante la propria adolescenza. Pure quelli che sembrano più vicini nel tempo, arrivati quando si era ormai grandi (nel 2005 chi scrive aveva ventisette anni, e forse per questo un certo mood nostalgico aveva fatto breccia), ritornano in modalità rimpatriata. Il tempo passa, c’è poco da fare. Ma il tempo che attraversiamo, diciamo, a volte senza grandi spinte o passioni contemporanee – più che riguardo alla musica, per tutto il resto, tra cinismo, disincanto e preoccupazione – rende ancora più prezioso quello spaccato tutto personale di piccoli mondi antichi e privati che si intrecciavano con le grandi narrazioni della Storia. Controcanto ironico, un filo amaro, anzi, più che un filo, alle grandi delusioni che quelle stesse narrazioni, alla fine, ci hanno riservato. Dopo che ci hanno preso tutto, ma proprio tutto.

Il piccolo mondo della rossa Emilia e di quel microcosmo di provincia che guardava lontano, fino a Vladivostok almeno, torna oggi sul palco con gli Offlaga Disco Pax – Max Collini e Daniele Carretti, aiutati e completati da Mattia Ferrarini – a farci ritornare in mente quella galleria di personaggi e luoghi indimenticabili, di parabole esemplari – il professore di agraria destrorso di Kappler, la pasionaria quattordicenne di Khmer rossa, la sweet home Piccola Pietroburgo, il povero protagonista di Tono metallico standerd che tutti sanno chi è e ha pure prestato il furgone per questo tour nonostante gli epiteti che si sente tirare addosso da vent’anni –, di musiche indovinatissime, che fossero le armonie di chitarra indie o shoegaze o certi giri di basso, diremmo oggi, da manuale del post-punk (quello di Onomastica, uno dei pochi pezzi in scaletta al di fuori del debutto, insieme a Sensibile, Dove ho messo la golf? Parlo da solo, Piccola storia ultras e l’omaggio ai CCCP di Allarme), i vecchi moog o i deliziosi e generale equilibrismi tra post-rock e teatro canzone. Non mancano ovviamente le battute sui Calenda e le Schlein, ma nemmeno la commozione che li legge sul volto di Max Collini nel ricordare con un filo di voce Enrico Fontanelli.

Sarà pure una sedicente ideologia a bassa intensità sul piano politico come su quello musicale, ma sul palco dei Magazzini Generali, seconda data sold out consecutiva a Milano, di emozioni da poco non ce ne sono davvero state.

Foto di Andrea Leone. La foto gallery completa della prima delle due serate ai Magazzini Generali.

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