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Hard Boiled Soft Boiled è il secondo disco degli Odonis Odonis, un lavoro in realtà abbastanza tribolato. La storia è semplice ed è questa: eccezion fatta per New Obsession, tutti i brani del disco erano stati scritti nel 2009, ancor prima del debutto Hollandaze, e avrebbero dovuto vedere luce nel 2012 per Fat Cat. Poi, la freddezza dell’etichetta canadese ha costretto Dean Tzenos ha rivedere i propri piani e a posticipare l’uscita in questo 2014, trovando la sponda buona con Buzz records.
A complicare ulteriormente le cose c’è anche il fatto che Hard Boiled Soft Boiled è disco spaccato a metà, come dimostrano i due singoli Angus Mountain e Order in the Court. C’è, per l’appunto, un lato hard boiled che conferma l’approccio lo-fi e l’aggressività industrial gaze del leader Dean Tzenos, e uno soft boiled leggermente predominante, in cui è di casa uno shoegaze dream pop armato di malinconia. Insomma, sarà per la gestazione particolare o per questa scelta compromissoria di dividersi in due anime, ma l’abum, pur producendo una buona tracklist, è interlocutorio.
Le cose migliori arrivano subito, quando la mano industrial è più pesante e le velocità più elevate, mentre gira più stanca la sezione dream gaze, in cui si alternano episodi di buon pop 80s (Highnote e Angus Mountain) con inutilità sul modello Transmission From the Moon, e in questo senso poteva far comodo continuare a flirtare la corrente surf che aveva dato vivacità e originalità al debutto. Si giunge così alla conclusione che Hard Boiled Soft Boiled torni utile per ampliare le schiere di fan (qualche cuore gaze poppettaro cadrà sicuramente nella rete) ma rappresenti un passettino indietro per la band canadese.
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