Recensioni

Un luogo dove esprimere sé stessi attraverso il movimento dei corpi, liberi da briglie di genere e preconcetti. Il dancefloor come luogo di liberazione dai condizionamenti esterni e di espressione dell’amore. È la concezione house di icone del dancefloor come filosofia di vita come Terre Thaemlitz ma anche di Octo Octa, moniker della dj e producer transgender Maya Bouldry-Morrison qui al terzo lavoro lungo dopo un ottimo EP su Technicolour, For Lovers. L’autrice lo definisce in press release il «più spirituale e in contatto con la natura», un lavoro registrato in un capanno del New Hampshire proprio per immergersi in paesaggi incontaminati, tra foreste, fiumi e laghi.
Lì Octo Octa ha immerso mente, corpo, sequencer e macchine in una rivisitazione dello spirito che animava chi produceva e viveva la dance nei club e nei capannoni durante i primissimi anni Novanta. Rispetto ai precedenti dischi (più deep, malinconici e immersive – e anche quelli da recuperare se siete a digiuno della sua produzione), la Nostra libera la fantasia e la passione per la materia in un album concepito come un mixtape energetico e colorato fatto di breaks e house, sfolgorante tanto negli stab fluorescenti di Move Your Body (un dichiarato rewind ai rave dei primissimi ’90 tra taglienti hi-hat, ronzante campione vocal soul e minacciosi hoover sound) quanto vorticoso negli sviluppi più acidi di Spin Girl, Let’s Activate! (altro banger hip house tutto bleep, note spaghetti house e colate laviche di Roland TB-303), due ottimi esempi di tracce per il dancefloor in un periodo in cui, anche dietro le consolle, è tutto un saccheggio di 90s.
Nel disco non mancano le atmosfere: brani in cui vengono bilanciate ritmiche e sensazioni, trip mentali e mani ondeggianti: accade nell’armoniosa Deep Connections (che instrada le memorie deep del ’92 su binari breakbeat soppesando estatici drop e tappeti ambientali), così come nell’ibizenca (l’isola della Second Summer Of Love e non certo quella di oggi delle multinazionali della tech-house) Can You See Me?, in cui i breaks si diradano e fanno posto a una nuvola trance da gustare quando l’adrenalina cala, alle prime luci dell’alba.
Power To The People, riprende la tastiera e il giro di Gypsy Woman, e con i suoi arpeggi deep e funky e i campioni vocali della gente in festa, chiude un viaggio fatto di nostalgia certo, eppure quanta passione e visione, un perfetto equilibrio tra il concept di cui vi dicevamo all’inizio e del puro spirito festaiolo. Un party che cita il passato per riportalo di peso in un presente che di questa artigianale e liberatoria house avrebbe bisogno eccome.
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