Recensioni

Meno energetico ma ugualmente efficace. Così potremmo descrivere il quarto album di Ocoeur/Franck Zaragoza, Reversed, se paragonato al precedente A Parallel Life (2012). Meno energetico nel senso più “banale” del termine, in quanto si stacca in maniera perentoria da giocate e costruzioni techno immerse a testa bassa tra battiti ed effetti glitch spalmati ad arte. In Reversed, al contrario, Ocoeur si sposta su altri paesaggi, più bucolici, per atmosfere calmanti al chiaro di luna e non più post-rave nelle ore pesanti della notte. Un album che abbraccia con savoir-faire il corso neoclassico di Nils Frahm, complesso, coeso e come dicevamo più sopra, certamente efficace. Saragoza, come un attento ed esperto sound designer col giusto senso dell’emozione, guarda il cielo e modella l’aria che lo circonda per renderla soundtrack vivida ed esperenziale, dolorosa (Reverse Yourself) e sfumata (Time To Go), attraente nelle sue suite consistenti (Progression) avvolte da dolci e calorose texture (Flxo).
Nell’aria, di tanto in tanto, vibra qualche leggero effetto elettronico in zona Synkro (Timeless), cesellando con classe pianoforte, archi e strumenti a fiato per dare all’opera quel tocco in più di eleganza e trascendenza. Reversed è senza ombra di dubbio il lavoro più intimo del suo compositore, che sembra voler comunicare e rappresentare uno stato d’animo difficile da comprendere e decifrare, come la copertina: è un diamante, oppure la parte visibile e non di un iceberg? A guardare il titolo, la seconda opzione sembrerebbe la più plausibile, ma potremmo avere tra le mani una domanda per cui non esiste una risposta esatta.
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