Recensioni

7.3

Occhi di astronauti è il moniker frutto di una collaborazione tra Groovenauti (Max Prod, musiche) e Lato oscuro della costa (Polly, testi), che a maggio ha fruttato l'album La città verrà distrutta domani, in free download sul loro sito occhidiastronauti.com.

Se la scena italiana non fosse impegnata a incensarsi negli specchi delle proprie brame sicuramente non lascerebbe passare inosservato questo lavoro. Se la scena italiana non fosse impegnata a lanciare dissing circensi capirebbe l'impatto di questo album, che da una parte sicuramente innova – forse anche a una velocità troppo elevata per i confini nostrani – e dall'altra cementifica un concetto base dell'hip hop: il messaggio, la forza di una frase, visionaria o urbana che sia.

Sulla parte musicale Occhi di astronauti dimostra di aver tenuto spalancate e ricettive le pupille verso le ultime tendenze elettroniche, definendo un modo nuovo di fare basi per il rap, almeno nel belpaese, con richiami precisi ai lavori di Flying Lotus, Sbtrkt, Circlesquare, Muxmool e Rustie (ma il citazionario potrebbe andare avanti ancora molto, tra dubstep postdubstep electro e wonky): musiche che disegnano in maniera perfetta l'ambiente suburbano e marziano in cui lo scritto di Polly si muove a incastro tra accelerazioni pause e reprise. Scrittura e interpretazione guardano meno ai tecnicismi e tanto a cosa dire, sospesi tra il reale e il fantascientifico-contemporaneo tanto caro ai romanzi di Dick o ai fumetti de l'Eternauta, con un rap ansioso e frenetico – a volte in fuga, altre fermo – e assoluti lampi di genio, con messaggi stampati in spazi concisi: io sogno sabbie blu nella spiaggia industriale ombrelloni di lamiera in questo mondo surreale tutto intorno teloni in pvc con su stampato il mare (Spiaggia Industriale); senso pratico senza panico sesso aggrappato al maniglione antipanico nell'elenco di vizi, stravizi e ossessioni (caramelle Haribo) della title track; non mi dire che hai amato questo caos che tutto distrugge e genera la mia barba è il sogno di un'epoca, nella Notte d'oro che è forse il momento più convincente, insieme alla struggente rivolta ambientale di La ballata del petrolchimico, ovvero non spolverate i fucili per la rivoluzione serviranno i vinili, con quella voglia di evadere dal reale attraverso le proprie bolle. Pescando ancora e a caso tra le rime: ci siam persi di vista tra gli schemi degli iphone, i supereroi dei dialoghi abitudinari, le citazioni di Bresci e di quel Federico dove sei Federico dove sei Federico (Aldrovandi?), nell'attualissima Sbarre, la traccia che chiude il disco.

Sono tante le visioni e le paranoie che in simbiosi parassitaria tra groove e testi proiettano oltre la stratosfera questo La città verrà distrutta domani, scavando un solco tra chi ha prodotto fino a oggi e chi produrrà da oggi e avrà voglia di uscire dalle solite rime, dalle solite case chiuse dei sample funky, dal solito citazionismo, dal solito superego del rap nostrano. Album così ne escono pochi e passino pure in secondo piano le sbavature, le forzature e le imperfezioni tipiche dei primi lavori, figlie di un'anarchia che serpeggia tenebrosa in tutto il disco. Nel rap italiano ad oggi per chi scrive questo è il disco dell'anno.

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