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Pulsazioni scolpite in un ambiente che è tempo prima che spazio, nelle increspature di una materia che muta e si auto definisce proprio nel trascorrere di flussi ritmico-melodici, voci trasfigurate e de-umanizzate, rumori processati, incontro tra le sospensioni atmosferiche dell’ambient e i sub-bassi di matrice anglosassone.

Queste le prime sensazioni alla lettura dell’esperienza Nubilum, progetto solista di Michele Ferretti (Gottesmorder, Eleleth), all’esordio con due uscite brevi e ravvicinate, qui insieme in una lettura dicotomica atta a preservare il senso di continuità dell’operazione.

L’elemento liquido caratterizza i due brani del primo capitolo, Restless Sunrise, nella cui idea trasversale e notturna di elettronica echeggiano suggestioni altre (il black metal, lontanissimo e pregnante come il ricordo di un’esperienza post-mortem), e dove l’attenzione al gusto minimal-contemporaneo attecchisce su un ampio corredo di influenze – l’oscurità propria della musica estrema tout court declinata nelle algide sofisticazioni techno e dubstep.

Di Tsantsa (anche in formato cassetta per la Tulip Records di Claudio Rocchetti) percepiamo invece l’anima terrigna; concept sulla metafisica della morte dei cacciatori di teste del Sud America (così sono chiamate, infatti, le teste umane essiccate e conservate a scopo magico-rituale da alcune popolazioni indigene), presenta un suono più solido, riverberi di cavità rocciose, rifrangersi di legni e un terrore diurno, forse per questo ancor più tangibile e reale.

E se Migration Divides transita con passo lento al confine tra drone e melodia, quello di Wetland Disease pare un vagare allucinatorio, concitato e madido di sudore, tra glitch e clangori post-industriali.

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