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Dopo un debutto omonimo che li fece rapidamente scalare la classifica della coolness del 2004, con le cover di mostri sacri della new wave originale trasfigurati in bossanova, il sound proposto da Marc Collin e Olivier Libaux si è progressivamente allontanato da quella formula per avvicinarsi a un easy listening general-generico da salotto intellettual-chic. Se Bande À Part poteva ancora sembrare con lo sguardo rivolto all'America del Sud, già con 3 ci si avvicinava al territorio di Carla Bruni e compagnia sussurrante.

La vicenda di questo Couleurs Paris è, però, leggermente diversa. Si ritrovano sempre ninfette più o meno stagionate, come Vanessa Paradis, Soko e Olivia Ruiz (tutte curiosamente tanto cantanti che attrici), a prestare la voce ai due produttori d'oltralpe, ma il repertorio si è spostato dalla new wave internazionale a una selezione più propriamente francese, quasi si dovesse guardare al mercato interno. Si vanno così a ripescare obbrobri synth pop come Week-end a Rome (originariamente di Etienne Daho), pop usa e getta di marca belga come Amoureux Solitaires (della youth sensation di origine lusitana Lio), o l'esotismo (!) del cantautore svizzero Stephen Eicher (qui ripresa la sua 2 people in a room).

Sul fronte musicale, fatto salva qualche invenzione inattesa (il ritmo black di So Young A So Cold con Charlie Winston, i tocchi sudisti di Oublions l'Amérique) tutto ricade sotto la formula lounge pop da cocktail senza infamia e senza lode. Con la differenza che rispetto al passato chi non è nato in Francia (e non ha una certa età) non riconoscerà nemmeno un brano.

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