Recensioni

Un nuovo album pubblicato a metà marzo e adesso questo tour con cui vengono a portarci, anche di persona, News From Planet Zombie. E sono buone nuove, quelle dei Notwist, niente che già non sapessimo ma a volte anche una conferma può essere una novità. La band bavarese è attiva da quasi quarant’anni ma dal vivo, come dimostra il concerto di venerdì sera a Roma, secondo appuntamento italiano dopo Bologna il giorno prima, è ancora uno spettacolo per cui vale la pena scomodarsi.

Serata che è stata venduta come “Concerto presto” in sede di prevendita e sul sito del Monk, con orario d’inizio previsto alle 19. E invece alla fine i fratelli Acher e soci, dopo un primo slittamento del kick-off alle 20, hanno iniziato a suonare alle 21,20 dunque all’orario più o meno canonico. L’avessimo saputo prima, non ci saremmo scapicollati per arrivare in tempo. Ma il disappunto è comunque temperato dal basso costo del biglietto e soprattutto dal fatto che i 24 euro per un tagliando non significano serata ridotta, ma al contrario appuntamento onorato appieno poiché i Notwist non si sono certo risparmiati sia in fatto di qualità che di quantità.

Diciassette brani eseguiti per un’ora e mezza abbondante di show incentrato in buona parte sull’ultimo lavoro in studio (sei i pezzi proposti dal summenzionato News From Planet Zombie) ma che non ha mancato di celebrare alcuni tra i cavalli di battaglia dell’ensemble, in particolare quelli di Neon Golden, probabilmente il loro capolavoro (quattro “chicche” dal disco del 2002).

L’attuale formazione conta sette unità ma il palchetto sembra faticare a contenerli tutti. Loro comunque trovano la quadra e ci regalano il privilegio di una serata di indietronica fatta dai padri nobili del genere. Markus davanti a tutti a dettare linee e tempi, il fratello Micha accanto a lui più altri cinque elementi tra cui un trombone (la sezione fiati include anche un clarinetto) che ogni tanto svetta su un proscenio dominato dalla batteria di Andi Haberl (in lineup fin dal 2007) a rappresentare anche simbolicamente il ruolo centrale che hanno da sempre le ritmiche nella variegata proposta musicale dei teutonici.

Non si smentisce lo stile live del collettivo a base di quei loop dance/elettronici che spesso dilatano a dismisura la durata delle canzoni, stravolgendole rispetto alle versioni originali fin quasi a trasformare il capannone del locale romano in una discoteca. Ballano i sette sul palco e ballano le poche centinaia di presenti, ipnotizzati da questo trip bavarese alla cui efficacia contribuisce anche l’ottima resa dell’impianto luci. Del resto sono tedeschi, all’avanguardia. Ma ovviamente non mancano il rock e le derive cacofoniche tipiche della sigla che lasciano poco spazio ai convenevoli. Chitarre sfilacciate, rumore che diventa linguaggio: non un concerto ma una deriva controllata, il pubblico viene costantemente accompagnato e immerso in un ascolto fluido e avvolgente, un flusso continuo di suoni e sensazioni, un live emotivamente saturo, lisergico, a base di dissonanze a incrinare ogni certezza, se mai ne avessimo.

Il leader e fondatore sembra più un tecnico del suono o un tizio capitato sul palco per sbaglio. T-shirt con maniche corte e chioma spettinata, ma come sempre composto ed educato nelle poche volte che ringrazia il pubblico per essere venuto al concerto. L’ultimo saluto da parte di tutti prima dei bis è comunque sincero e partecipato, tanto che le due versioni al fulmicotone di Pilot e Gravity che chiudono la serata suonano come un ringraziamento prima di mandarci tutti a nanna. Anche se sarà difficile addormentarsi: con i Notwist non ti porti a casa un ricordo ma l’eco di sensazioni che si accavallano e ti restano dentro.

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