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La batteria fulminea, il basso distorto e grezzo, i suoni d’organo degni della famiglia Addams, le chitarre acuminate e le voci aspre sono gli ingredienti che plasmano Insect Eyes, brano ispirato poco celatamente a The Horrors, con cui si apre il debutto delle We Are Nots, stavolta nell’edizione della Heavenly Recordings in uscita il 30 novembre 2015. Che il quartetto di Memphis fosse appassionato dell’immaginario spooky e lo-fi figlio del garage-rock e del punk con esponenti esemplari quali The Cramps e The Slits era già chiaro: le tendenze musicali delle quattro artiste erano emerse lo scorso anno nel disco targato Goner, che di diverso rispetto a quello preso in esame in questa recensione ha solo l’artwork e la mancanza di due tracce (racchiuse in un 7” allegato alla nuova versione).

We Are Nots è composto da undici canzoni dai ritmi rapidi e dalla durata media che si attesta sui due minuti e mezzo per brano, per un totale di ventisette minuti di ascolto nei quali la formula strutturale e stilistica rimane quasi sempre inalterata, coerentemente con la matrice punk che l’ha generata. Reactor funge bene da singolo, discostandosi un po’ dall’andazzo generale, con i suoi sintetizzatori fantascientifici impostati da Alexandra Eastburn, e la sua batteria dalla muscolatura scoordinata di cui Charlotte Watson pian piano sembra perdere il controllo, mentre la chitarra (Natalie Hoffman) affoga in un vortice. Con Strange Rage si plana sulla pista della ballabilità, subito stroncata dalla dissonante e disarmonica Get Along che fa da ponte per la cupa Black Mold.

Da questo punto fino a White Noise compresa si arriva a una situazione di stallo dove è difficile discernere quale sia l’uno o l’altro brano, a causa della forte ripetitività che confonde fra loro le trame sonore, rendendole indistinguibili. Dopo siffatto pasticcio, Televangelist riesce a risollevare per una esigua manciata di minuti le sorti dell’album, sebbene il sintetizzatore a mo’ di UFO stridulo dia parecchia noia. Talk Show non incide granché e, anzi, fa sì che il lavoro si chiuda in modo frettoloso, come se le Nots non avessero saputo dare un taglio preciso alla propria conclusione.

We Are Nots è un esordio fondamentalmente breve e poco incisivo ma con buone influenze stilistiche, seppur lontane ancora dalla maturità artistica. Ad ogni modo, ciò non esclude il fatto che si tratti comunque di un LP da sottoporre agli amanti del genere, almeno per soddisfare qualche curiosità.

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