Recensioni

Norah Jones arriva morbidamente al terzo disco, il primo in cui è interamente coinvolta nella scrittura dei pezzi, insieme al bassista coautore, nonché produttore, Lee Alexander. Crescono le sue ambizioni, mentre cerca di scrollarsi di dosso l’immagine stereotipata da cosiddetta “regina del jazz”. E delle classifiche. Non che questo album non venderà, ne siamo sicuri, esattamente come i precedenti.
Not Too Late è esattamente il disco di ballad morbide ed eteree che ci si aspetterebbe da lei, con in più qualche spezia country (Wake Me Up, Be My Somebody) a variare il risultato, una spoglia ballad jazz (My Dear Country) e un pezzo – Sinkin Soon – che sei ancora lì a chiederti che c’entra: un walzer-blues sghembo à la Tom Waits, tra mandolino, banjo e assolo di trombone, mentre un ineffabile M.Ward la accompagna nel ritornello. Ma è solo un piccolo brivido, in un mare di déjà vu. Peccato, un po’ più di coraggio non avrebbe di certo nuociuto. Da riprovarci alla prossima occasione, Miss Jones.
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