Recensioni

6.9

Il secondo disco della Gonzales si stacca dal glo e prova a suonare più r'n'b. Stavolta la ragazza sembra avere le palle per entrare nel genere e scontrarsi con il boom del melodico-mainstream professato in modi diversi da Adele e Lana Del Rey o con le pazzie dream di Grimes. Non per niente ha cambiato la sua immagine: da indie spettinata a diva sud americana d'antan.

L'ambiente losangeliano, influenzato comunque dal relax e dalle atmosfere desertiche, si mostra onestamente, senza essere ingabbiato troppo nella moda glo (anche se rimandi sono ancora presenti, dato che il marito Cole M. Greif-Neill ha suonato con Ariel Pink), ammiccando agli Ottanta del sepia-pop-soul patinato (Sade in Mind & Eyes, Annie Lennox in This Story) tagliando con certe spezie che vanno un po' avanti nel tempo (i Novanta, per intenderci) ricordando blockbuster del livello delle TLC o Enya (Clive).

La voce c'è (titletrack e Unhearthly Delights insegnano) e il progetto si orienta su una strada ben definita, che ad oggi non ha ancora troppe rivali. Potrebbe crescere bene con un soul misto elettronica low-fi che in David Lynch trova l'ultimo capofila (vedi i synth sporchi e sognanti di No I Don't o le soluzioni spacey di Sister), lasciando perdere leziosità e inutili lacrime di coccodrillo (bella in questo senso la sensibilità indie-broadcastiana di Memory Man). Appuntiamola sul taccuino.

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