Recensioni

8.2

A dieci anni dalla tragica scomparsa di Cobain, la vicenda discografica dei Nirvana sembra finalmente arrivata al capitolo conclusivo. La gestione di materiale postumo è da sempre un problema molto delicato (si pensi agli sciacallaggi nei confronti dell’opera di Jimi Hendrix e Jeff Buckley), e per fortuna questo aspetto è stato tenuto in grande considerazione da parte dei superstiti Novoselic e Grohl: a parte la pubblicazione –pianificata quando il leader era ancora in vita – dell’Unplugged in New York (1994) e della compilation dal vivo From the Muddy Banks of Whyskah (1996), i due hanno aspettato alcuni anni prima di mettere mano ai corposi archivi del gruppo. Il progetto di un cofanetto filologico che ripercorresse l’intera storia dei Nirvana attraverso inediti e rarità era stato avviato già nel 1998, in risposta anche al proliferare di un numero imprecisato di bootleg contenenti materiale ricercatissimo dai fan; il risultato vede la luce soltanto oggi, dopo interminabili dispute legali con la vedova Cobain che ne hanno ritardato la realizzazione in favore dell’uscita del Greatest Hits Nirvana del 2002 (tacendo, volutamente, la pornografica pubblicazione dei Kurt Cobain Diaries …).

Come altri prodotti del genere, il monumentale With The Lights Out – tre cd e un dvd – si configura innanzitutto come un oggetto per fan accaniti: un’ottantina tra demo, inediti, rarità dal vivo e in studio racchiusi in una confezione prestigiosa con foto laminata su una placca di metallo; correda il tutto un accuratissimo booklet con una dettagliata cronistoria, foto rare e la preziosa testimonianza di Thurston Moore. Tra le tante versioni di materiale già edito (qui presentato il più delle volte in versione acustica o come work in progress in studio) trovano posto una sfilza di chicche e rarità che fanno gola anche al più esigente dei fan. Per dirne alcune: i primissimi brani di forte matrice hard rock registrati nel 1987 con Aaron Burckhardt dietro i tamburi (Anorexorcist, Help Me, I’m Hungry), le inedite Blandest (outtake del primo singolo Love Buzz), If You Must e Pen Cap Chew (dal demo con Dale Crover dei Melvins del 1988) che non avrebbero sfigurato su Bleach, la psichedelica e improbabile Beans, la cover della velvettiana Here She Comes Now, l’indie pop à la R.E.M. di Old Age, Verse Chorus Verse e Sappy, i bozzetti acustici Clean Up Before She Comes, Opinion e, dulcis in fundo, la catchy e orecchiabile Do Re Mi, l’ultimo brano registrato dal leader dei Nirvana. Particolarmente degne di nota sono le registrazioni effettuate nel 1989 sotto lo pseudonimo The Jury, ovvero i Nirvana con Mark Pickerel degli Screaming Trees alla batteria (e occasionalmente Mark Lanegan alla voce) intenti a rivisitare i classici di Leadbelly: da quelle session fu pubblicata la Where Did You Sleep Last Night presente in The Winding Sheet; qui ritroviamo versioni hard blues di They Hung Him On A Cross, Grey Goose e Ain’t that a shame. A voler essere pignoli, sono rimasti fuori da questa poderosa mietitura dei must per collezionisti come il demo Fecal Matter dell’85, la Spank Thru presente nella compilation Sub Pop 200, la cover di Do you love me uscita per un tributo ai Kiss del 1989, l’intero ciclo di demo registrati da Butch Vig per l’abortito secondo LP per Sub Pop (di cui qui troviamo solo un paio di estratti), le tracce dagli Ep Blew e Hormoaning ed altre rarità sparse; d’altro canto forse si sarebbe anche potuto fare a meno di alcuni provini per In Utero, abbastanza sterili e inconclusionati, e di b sides già altrove reperibili. Facendo un bilancio complessivo, quello che viene fuori dall’ascolto di questa messe di canzoni (edite o meno) è l’immediatezza ed il grande valore intrinseco del songwriting di Cobain, presentato qui in tutta la sua crudezza ed immediatezza: i demo di Been a Son, Lithium, Serve The Servants, Polly, Sliver sono meglio di qualsiasi panegirico e retorica celebrazione post-mortem.

Aldilà del valore feticistico tout court, ci troviamo davanti a un importante documento storico anche – e soprattutto – per il taglio che si è voluto dare all’intera operazione. In particolare gli spezzoni video del dvd ci restituiscono un ritratto inedito dei Nirvana, qui presentati non come la band multimilionaria, la gallina dalle uova d’oro dell’alternative, ma come semplici ragazzi di provincia che – come dichiarato più volte dallo stesso leader – volevano “solo” diventare una grande band indie, come i loro mentori Sonic Youth e Melvins. With the lights out dunque, con le luci spente, lontani dal clamore: chiusi in una camera vuota a suonare Immigrant Song mentre gli amici sbevazzano lattine di birra (lo spettacolare home video del 1988 girato nel salotto della signora Novoselic), o ripresi in un anonimo negozio di dischi mentre aggrediscono Big Cheese nell’estate del 1989 (quando in formazione c’era l’”ausiliario” Jason Everman), od ancora ritratti secondo i classici canoni dell’estetica indie (il video Sub Pop per In Bloom, con ancora Chad Channing in organico), o infine seduti in uno studio di Rio de Janeiro ad improvvisare una vecchia canzone di Brel, con Cobain alla batteria a cantare parole che giungono alle nostre orecchie come un ineluttabile epitaffio (la struggente sequenza finale di Seasons in The Sun, così distante dall’immagine pubblica della band). Chiuso il sipario, resta il rimpianto non solo per quello che è stato, ma per quello che avrebbe potuto – ancora – essere.

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