Recensioni

Mezzanotte, le costellazioni capovolte, la luna in una posizione insolita, il cielo invertito. Dove stiamo andando?, ho chiesto. Ed è stato silenzio da tutti i possibili orizzonti. Poi il cosmo errante e imprevedibile mi ha risucchiato in un solo colpo. Anch’io voglio un pezzo di questa notte, trottare in giro, perdermi. E usare l’immaginario, ponte solidissimo, per ricucire quella immensa frattura filosofica. Così, occorre che anche io mi liberi dall’atrofia dell’immaginazione fuori da un contesto statico e renda la nuova forma traducibile a chi nel sistema c’è cresciuto e invecchiato. Per unirsi in faccia a una minaccia che può essere affrontata solo con consapevolezza. E di consapevolezza in un disco come Hìeratico ne trovo a profusione.
Il nuovo lavoro di Nicolas Remondino è una preghiera da fare a occhi aperti, senza pretendere il mondo; dimenticandosi di qualsiasi gloria, con l’umore addomesticato dalla coscienza più nera dell’uomo. La proietto sullo schermo: un boato immenso, la lava come lacrime, metri e metri di foschia tossita in faccia al cielo. E la mia paura scompare. Il tempo di smaltire il capogiro del terremoto che già mi ritrovo in strada a mischiarmi nel pandemonio, partecipe assieme a tutti gli altri della stessa sventura, gemello di ognuno.
Foneticamente simile all’eretico (dal greco αἱρετικός, “che sceglie”) e all’erratico (dal latino erraticus, “che muta continuamente posto, errante, vagabondo”), Hìeratico è invece la crepa sacra di un album notturno che si lascia guidare dalle percussioni preparate – in particolar modo dal suono profondo del davul, uno strumento antichissimo, nato in Medio Oriente -, dallo spoken word più nebbioso e freddo, mentre l’elettronica si abbandona morbida alla fitta trama degli strumenti acustici.
Il nuovo disco di Remondino, polistrumentista, sound artist e cercatore di traiettorie si mostra sin da subito come un lavoro di ricerca del sacro attraverso le note, attraverso il fervore che connette l’uomo con i luoghi, con la natura dove la materia si fa cosa viva, e dove il suono, figlio di sfregamenti, vibranti armonie o vortici oscuri, diviene così il capitale sovrannaturale da poter investire nella nostra esistenza materiale. Come se sperassimo di cavar fuori da un atomo una coscienza divina e un’energia diabolica, qualcosa di così potente da pensarci immortali: è lì che Remondino, ricomposto il proprio genio sonoro, perlustra il fondo dell’anima percussiva dello spazio attorno, interagendo intuitivamente con la sensibilità di pietre, boschi, corsi d’acqua, sospeso tra stasi minimalista e sacra ripetizione.
Il tempo scolora in litho non-danse, mentre le percussioni avanzano tra le tenebre con una instancabile fiducia nella luce, fino a trasformarsi in lampo e brivido con blue hymne e lo spoken-word assediato e dissidente della leggendaria Limpe Fuchs; nella stanchezza sensuale di tombal, con il turbamento austero e malinconico portato dal racconto vocale di Massimo Silverio, l’harmonium intangibile di Marco Baldini e le bizzarre macchine sonore di Pierre Bastien ospitano una muta bufera di angosce e delizie verso un’altra salita per l’infinito. Frementi nella spazio percussivo di un’entità fantasma nata dall’immaginazione di un poeta si stagliano le parole di boku ga con Adele Altro, i sussurri misterici di lode con Jonas Torstensen e Natalia Rogantini, o la trama rivelatoria di linguaggi timbrici, campioni, esplorazioni reticolari di sax soprano che vive in muracetra con Drolo Ensemble e Vipera. Come Hìeratico riesca a imbrigliare l’universo attraverso la più remota idea di trascendenza resta un mistero, che dopo ascolti e ascolti, sono felice di non riuscire a svelare. Il talento, selvaggio e profondissimo, di Remondino libera così una geografia musicale in grado di glorificare le tinte, mezze tinte e gradazioni del tamburo, per un disco che si espande nell’incanto dell’alba e delle memorie perdute. Forse è vero che non tutte le storie chiedono un ballo e una mezzanotte, semplicemente alcune iniziano nel momento in cui si decide di andare. E Hìeratico è già lontanissimo, da qui.
Amazon
