Recensioni

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Momenti ambientali, ritmi che avvolgono, caldi e malinconici giri di piano. Scorre tra atmosfere e movimento, citazioni dei 50s e groove dall’anima latina il live di Nicolas Jaar, andato in scena – organizzato da Indipendente e Club to Club – venerdì 25 novembre al Teatro della Concordia di Venaria Reale (Torino) e sold out. Ancora una volta arriva la conferma dell’estro creativo di Jaar, tra i producer più influenti del decennio, sempre al confine tra dance e non-dance, libero nella sperimentazione di una visione personale e raffinata di folktronica, downtempo e deep house. Il tour arriva dopo la pubblicazione dell’album Sirens, lavoro – recensito positivamente su queste pagine – che lascia spazio all’immaginazione e ai ricordi (compaiono dialoghi reali o immaginari col padre, l’artista Alfredo Jaar), senza tralasciare i messaggi politici in riferimento al referendum che decretò la fine della dittatura di Pinochet ma senza un reale cambiamento per il popolo cileno. Ja dijimos no pero el si està en todo («già abbiamo detto no ma il sì è ovunque», tradotto dallo spagnolo) è il titolo del tour, nonché la frase contenuta nella traccia No.

Jaar, atteso da un pubblico in visibilio in una struttura dalla buona acustica, propone il brano dopo un’apertura specificatamente ambientale. Il producer si diverte a stupire con effetti digitali, scrosci, interferenze, trasmissioni radiofoniche captate e subito interrotte, suoni e rumori che fanno da preambolo a Leaves e poi a Killing Time, undici minuti di immersione in spazi semi illuminati e misteriosi dove gli abbozzi vocali di Nicolas e i drappeggi di piano trasmettono una malinconia latina. Il pubblico resta estasiato, ma sono in molti a voler anche muovere le gambe, consci che il producer cileno è comunque partito dalla house (l’esordio sulla label Wolf & Lamb) soffice e raffinata. Ecco che arriva No, la ballad in spagnolo dove Jaar canta della situazione politica in Cile, prima di lasciare spazio ad un ritmo da cumbia. Microfono in mano, anche se con una voce non perfettamente intonata, Jaar ci riporta ai 50s prima dalle parti di Alan Vega con Three Sides of Nazareth, poi da quelle di Elvis con The Governor, dove è alle prese anche col sax. Non mancano, anche in queste due tracce, tra le più sorprendenti dell’ultimo lavoro, i tocchi di pianoforte (ispirato da James Blake), strumento che il Nostro maneggia con dedizione e passionalità, e presente sin dagli esordi del producer. 

Il live di Jaar si muove versatile, passando costantemente da voci e sperimentazioni al groove (Space is Only Noise If You Can See, attesa da tutti) e alla cassa deep house, con sfumature jazz, proponendo tra tutte Swim, dall’album Nymphs III, e poi, nel primo encore, What’s the name, track mai pubblicata e ascoltata soltanto nel noto Essential Mix per BBC Radio 1. Acclamato da una folla ormai calda e danzante, Jaar, nel secondo encore, chiude la data torinese con il fascino celestiale di Colomb e il pianoforte, quasi tetro, di Sunflower. Gli animi si rasserenano, qualcuno si lascia guidare dall’atmosfera, altri hanno ancora voglia di ballare. Immagine perfetta per raccontare un live di Nicolas Jaar che, in circa due ore, sa come travolgere e ammaliare, accarezzare la mente, scuotere delicatamente il corpo.

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