Recensioni

Musicista, cantautore, produttore, il salernitano Nicodemo naviga da anni nell’indie italico, che lo ha conosciuto discograficamente nel 2006 con Il treno per Bologna e nel 2010 con In due corpi, ma anche per l’ideazione del format web/tv Studio XXXV Live. Bassista raffinato e cantautore eclettico, Nicodemo intreccia mondi elettrici nella sua musica, e l’ultima fatica Viola ne testimonia con grande maturità la piena attitudine artistica.
Dal primo Battiato ai Bluvertigo più easy listening (presente, non a caso, Andy in Un grande Natale), dall’elettronica new wave a certe sonorità synth pop, dal più lucido David Bowie ai più sfrontati Soerba. C’è uno spessore poetico e al tempo stesso disincantato che rende questo disco un lavoro maestoso, complesso, sopraffino. Come uno chansonnier sopravvisto all’olocausto del tempo Nicodemo dipana interrogativi, risposte, eterne contraddizioni; nella liquidità post-moderna tira una linea per raccontarci dove siamo finiti (Almeno con la mente), chi siamo diventati (Legionari), quello che ci attende (Madre).
Voce baritona, impasti sintetici che danzano su linee melodiche mai banali, team di spessore al suo fianco (Francesco Di Bella, Garbo, Denise, Luca Urbani, Raffaella Destefano), Viola è uno di quei sempre più rari e piacevoli casi dove la canzone d’autore italiana riesce a unirsi a suoni elettronici senza risultare banale, vecchia o poco credibile. La conclusiva Inverno merita poi menzione a parte, con la voce dei Madreblu sussurrata su una linea di piano mossa da sospiri. Un piccolo gioiello che ci lascia lì “ad infilare le mani nel vento, a sognare in controtempo“.
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