Recensioni

L'impressione che i New Candys siano una sorta di progetto tributo a band neo-psichedeliche come Brian Jonestown Massacre e soprattutto Black Rebel Motorcycle Club è fortissima sin dal primo contatto con la formazione trevigiana: press foto sfocate e declinate al nero con tanto di capelli sugli occhi e giubbotti in pelle, una ragione sociale che è tutto un programma – il moniker nasce fondendo il cognome di Anton Newcombe e “Dandys”, il nickname con cui vengono amichevolmente chiamati i Dandy Warhols -, fino ad arrivare a un disco che unisce stelle e abissi in un sol colpo, simulando un trip psichedelico di quelli vecchio stile. Sospetti che in parte vengono confermati da un impianto generale che dal “club” di cui sopra riprende quasi tutto: dalle ritmiche stentoree e ripetitive al suono monocromatico delle chitarre elettriche, dai toni oscuri e decadenti alle distorsioni avvolgenti.
Fa un certo effetto ascoltare brani come Hand Chain Dog, Blackbeat e Half-Heart da una formazione agli esordi. Episodi che rimandano a dischi come Take Them On, On Your Own in un momento storico in cui gli stessi padri putativi sono ormai andati oltre la loro formula originale, aggiornata prima in chiave acustica con Howl e infine rinnovata ulteriormente con il cambio di line up di due anni fa. I New Candys sembrano non curarsene, preferendo l'appartenenza ideologica alla ricerca di una formula personale che garantisca loro una carta di identità specifica. Scelta che da un lato genera un disco solildo, ben prodotto – ottimo il lavoro sui suoni di Pierluigi Ballarin e Stefano Moretti – e con qualche scatto di personalità (tra i tanti, il sitar di brani mistico-etnici come Nibiru) ma dall'altro non aggiunge molto a uno stile di cui ormai si conosce vita, morte e miracoli.
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