Recensioni

Pur essendo in linea con il percorso del musicista – affezionato a un piglio new wave ormai parte integrante del suo DNA e palesato efficacemente anche qui – dobbiamo ammettere che Il nostro suono è un’apertura piuttosto efficace, con quella struttura circolare e quella drammaticità che evapora dai testi sottolineate a dovere da un basso à la New Order e dalla melodia in crescendo. È questo il biglietto da visita di Tengo, nuovo album di un Nevica che altro non è se non l’ennesima declinazione “soffice e bianca” (dopo Nevica su Quattropuntozero e Nevica noise, progetti diversi per ambito stilistico di riferimento ma riconducibili allo stesso autore) di Gianluca Lo Presti, musicista dall’esperienza ventennale nonché proprietario del Loto Studio di Ravenna.
Il concept alla base del disco fa riferimento al romanzo 1Q84 dello scrittore giapponese Haruki Murakami ma anche al lavoro dello psicologo e musicoterapeuta Mauro Scardovelli, eppure il centro del discorso ci pare più un’indagine personale e interiore – se del personaggio al centro delle vicende, del musicista stesso o di entrambi, non è dato saperlo – portata a termine con un connubio efficace tra parole e musica. La wave di cui si diceva in apertura in Tengo è incorniciata spesso da un’ambient e da un’elettronica epidermica utilissime a creare contesti adeguati per le tematiche affrontate dai testi. Qualcosa che fa pensare anche alle cadenze del progetto Nevica noise, seppur riadattate alle esigenze “cantautorali” della nuova sigla, e da cui emerge un’attenzione maniacale per il suono che colpisce. Di questo ci si accorge soprattuto nella seconda parte del disco, ma anche un brano come Tina e Swaraj, con quel bordone in sottofondo, ha uno sviluppo sorprendente.
Ci vuole un po’ per abituarsi al lessico utilizzato nel disco, e talvolta l’affastellarsi di livelli strumentali è talmente articolato da far perdere per un attimo il filo del discorso, ma il qui presente rimane un lavoro nutriente, curatissimo dal punto di vista del suono, lontano da quel che va per la maggiore oggigiorno e fatto con grande passione. Può piacere o meno la destinazione finale o il tono personale che si coglie in certi testi, ma la narrazione è dettagliata e avvincente, racchiusa in un’intreccio di parole e musica che si fa immagine, prima di diventare canzone.
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