Recensioni

7.2

Con una copertina che richiama l’Inghilterra di inizio ‘900 e le illustrazioni a ombra di Arthur Rackham (opera invece della controversa artista Cinthya Von Buhler, anche concittadina della Palmer e già ai disegni del progetto Evelyn Evelyn), evocando un tranquillo pomeriggio di chiacchiere tra amiche, il disco dichiara subito il tipo di atmosfera che lo contraddistingue. Registrato durante alcune date del 2011, questo triplo live racconta gli spettacoli tenuti dai due celebri alt-coniugi all’insegna dello scherzo, dei racconti, delle ospitate, dell’ironia, col tono confidenziale di un the nel loro salotto di casa.

Dopo un primo CD in cui Gaiman recita alcuni suoi scritti (un paio di racconti editi, più altri pezzi rari o inediti), gli altri due vedono qualche canzone nota (Map Of Tasmania, Ukulele Anthem), qualcosa dai singoli (Do You Swear…), brani nuovi, cover, introdotte da presentazioni riguardanti la genesi delle canzoni, quest’ultima spesso legata al rapporto tra i due o con l’ospite che viene a suonare il brano. Nell’intervista che ci ha concesso, Amanda spiega che queste canzoni avevano bisogno di un pubblico e della sua risposta immediata: un pezzo come Makin’ Whoopee, per esempio, era live anche in occasione della sua precedente apparizione (in Amanda Goes Down Under); qui, in duetto con Gaiman, mostra meglio il duplice punto di vista della canzone, e in entrambe le versioni si sente che effettivamente il pubblico rende il tutto più vivo. Altre, come Electric Blanket, spiegano ancora meglio il senso dell’operazione: per l’occasione sale sul palco Jason Webley e questa delicata ode alla termocoperta, scritta e interpretata come la più romantica delle canzoni d’amore, viene apprezzata meglio dal pubblico dopo un’introduzione in cui i due raccontano l’aneddoto alla base del titolo/incipit del brano (il tour fatto insieme durante il quale una Palmer, infreddolita sul tour bus, a un certo punto riceve un regalo: la termocoperta, appunto).

Ci sono un paio di rischi che un’operazione e un disco del genere, inizialmente solo per fan, comportano: il primo è quello di dare l’impressione di trovarsi a una festa di matrimonio, una festa in cui gli sposi sono anche quelli che si esibiscono (dopo che Gaiman legge una Poem For Amanda e lei Poem For Neil, c’è anche il momento in cui i due rispondono alle domande del pubblico). Ma l’autocelebrazione/autoesposizione zuccherosa, per una coppia che sembra fatta apposta per stuzzicare un certo tipo di pubblico – a grandi linee dark o ex-tale – viene evitata appunto dallo spirito arguto e dal livello artistico della proposta: quando parte Broken Heart Stew, con le sue atmosfere Laurie Anderson, si fa sul serio, e anche la Poem For Neil, dopo lo scherzare dell’introduzione, risulta suggestiva, come pure la I Google You che Gaiman (inaspettatamente a suo agio anche come cantante) dedica alla consorte. E c’è un momento davvero toccante quando lei esegue la cover di I Will Follow You Into The Dark dei Death Cab For Cutie dedicandola a una fan morta durante le manifestazioni Occupy. E lo scherzo non è da meno: Ukulele Anthem si conferma un pezzo geniale, specie per il testo, mentre il tono generale del disco è estremamente piacevole.

Il rischio vero è però un altro e riguarda il pubblico non anglofono: se non si conosce bene l’inglese, infatti, si rischia di non comprendere le introduzioni, i dialoghi, e, senza i testi sott’occhio, anche buona parte dello spirito delle canzoni (e qui si ribadisce la natura sostanzialmente “per fan” del progetto). Giudizio positivo, comunque, anche perché alla fine, con un po’ di impegno e nonostante tutto, si gode di un disco fondamentalmente riuscito (pur con avvertenza).

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