Recensioni

7.3

Un cantore pop raffinato come Neil Finn non avrebbe bisogno di tante presentazioni (l’esordio negli ’80 con gli Split Enz, poi i Crowded House fino al 1996, due dischi solisti, tra le tante collaborazioni quella con il fratello Tim, il progetto 7 Worlds Collide, il ritorno dei Crowded nel 2007…). Con Dizzy Heights arriva al terzo album solista, con la scintillante coproduzione di Dave Fridmann (Flaming Lips, Tame Impala, Mercury Rev).

L’impronta di Fridmann si fa notare, vedasi la title track con il grandeur psych-pop della coda, Impressions, Divebomber, la Gabriel-iana White Lies And Alibis e, in generale, nel fornire un ulteriore tocco al songwriting del neozelandese. Finn comunque tiene ben strette le redini del disco, che si muove nei territori pop più cari al Nostro; canzoni ispirate che oscillano tra malinconia e solarità, psichedelia, soul e pop puro. La meraviglia cinematica di Divebomber paga il suo tributo alle armonie dei Beach Boys (con falsetto alla Wayne Coyne compreso), mentre Flying In The Face Of Love e Impressions richiamano Paul McCartney. L’attitudine in stile “Macca” alla contaminazione è peraltro presente da sempre nel lavoro di Finn, uno dei continuatori più sagaci del liverpooliano, melodie e ballad comprese (Lights Of New York).

Finn non si smentisce e accompagnato dalla family band (con la moglie Sharon al basso e alle armonie, i figli Liam e Elroy a chitarra e batteria) produce un ritorno godibilissimo, in cui si fondono passato e presente.

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