Recensioni

7.2

Negli ultimi anni Nayt ha intrapreso un complesso processo evolutivo, personale prima che artistico. Permeata da esperienze, scoperte, influenze sempre nuove e incontri decisivi, la sua musica si è trasformata in un inestimabile diario artistico, traccia di un viaggio interiore a tutto tondo. Da qualche anno a questa parte, parliamo di un artista che ha saputo elevarsi a nuovi orizzonti, trasformando dimenticabili album tra il banger iper-tecnico alla Madman e la banale introspezione, in progetti dall’organico ben più profondo e intrigante. L’ottavo LP di William Mezzanotte, Lettera Q, è la nuova testimonianza musicale di questo percorso terapeutico, discendente dell’ottimo Habitat (2023), disco più riuscito in carriera.

Dal precedente lavoro, Nayt conferma il sodalizio con 3D, produttore romano con cui fa coppia fissa da quasi un decennio (Raptus, 2015, è il primo album insieme). Tuttavia, è la camaleontica architettura sonora di Habitat a non ripetersi in modo altrettanto convincente in questo nuovo progetto. Così, brillanti fusioni stilistiche, approcci sperimentali e versatilità lasciano spazio a un tappeto musicale più limitato, pur confezionato ad hoc per il timbro di Nayt. È nella morbida semplicità delle tracce che la sua voce arriva con maggiore sensibilità, tra ritornelli piacevolmente cantati e strofe immerse in accessibili pattern melodici e candide tendenze lo-fi e jazz. La sua penna si consolida ancora una volta come una delle più mature e puntuali della scena rap di oggi.

Con un impianto psicanalitico atto a sviscerare contraddizioni, impulsi e contemplazioni dell’individuo moderno, Nayt ci parla ancora una volta da vicino. Descrive così il disco: “Il concept di questo album tratta lo spezzare le catene, interrompere i pattern, oltrepassare i confini, uscire dal loop. Proprio come indica il cerchio spezzato della lettera Q”. Come intuibile, non c’è banalità o imprecisione nella musica del rapper, che illustra sin da subito una nuova sfaccettatura di sé.

Ci pensa l’ottima introduzione Debito, un impasto stereofonico minimalista con chitarre e percussioni digitali nel ritornello, a presentare il “loop di essere umano”, fil rouge dell’operazione. Un’ouverture profonda che tinge immediatamente l’opera di un’intrigante sfumatura diaristica.

Questo loop a cui Nayt sembra dedicare il viaggio emerge già dal singolo portante, la terapeutica Certe Bugie. Con un semplice pattern chitarristico sulla falsariga di La Mia Noia (da Doom, 2021) o Guerra Dentro (da Habitat), il brano analizza il valore ostacolante delle bugie, che intrappolano l’uomo in un circolo (ed ecco il loop) all’apparente riparo dai demoni del mondo moderno: consumismo, ansia, difficoltà a comunicare. Qui, Nayt propone uno pseudo-manifesto della contemporaneità.

L’album evidenzia un ottimo multitasking da liricista, capace di spaziare tra storytelling (il lo-fi jazzy di Se Corri con un ottimo Ernia, che indaga l’amore e le sue contraddizioni), punchline pungenti (il godibile taglio trap di La Grande Fuga, unico pezzo più leggero e vanitoso), e riflessioni autobiografiche (come la cronaca di ascesa artistica nella semplice Non è Fortuna), che talvolta si fanno universali (Un’altra Strada o la stessa Certe Bugie, dove l’introspezione personale diventa un mezzo sociologico).

C’è spazio per semi-ballad malinconiche come la fragilissima Bad Vibes, totalmente alla XXXTENTACION, dedica amara a un ex-partner in un bagno lunare di chitarre, synth e voce rotta; o l’altrettanto commovente Monalisa, poesia sull’amore proprio in un silenzioso binomio piano-voce. Quest’ultima è interamente affidata alla giovane Scozia, emergente italo-scozzese dal sapore Joan Thiele.

Il climax emotivo arriva con Di Abbattere Le Mura (18 Donne), un incredibile brano di stampo recitativo che definisce l’artista “per sottrazione”. In poco più di un minuto, Nayt celebra le qualità di diciotto personalità femminili, tra cui sua madre, Giulia Cecchettin, Michela Murgia e Paola Zukar. Accompagnato da una sospensione pianistica, tromba e spezzoni di conversazioni, il brano esalta il valore della figura femminile con una delicatezza rara. “E’ un’energia miracolosa. Negli uomini vedo più spesso una corazza; nelle donne invece c’è questa capacità di accogliere ciò che viene e di saper perdonare”, commenta l’artista.

È nel viaggio, nella crescita personale e nel non dare nulla per scontato che Nayt continua a raccontarsi, cercando e forse riuscendo ad “abbattere le mura”. Con Lettera Q, il rapper molisano conferma di aver trovato la sua dimensione musicale, narrandosi con un’intensità che pochi riescono a raggiungere.

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