Recensioni

Sentita interpretazione artistico-letteraria delle canzoni scritte dal gruppo inglese. Il sentire soggettivo di ognuno dei ventuno autori fa del libro un’opera varia, eterogenea per stile, contenuto e approccio emotivo.
Iniziativa editoriale facile ma decisamente interessante questa di Narradiohead, antologia di racconti brevi e fumetti tutti ispirati dalla musica, dai testi e dalle tante suggestioni artistiche emanate da Thom Yorke e soci, curata da Edoardo Acotto con la collaborazione di Guido Michelone. Facile perché cavalcare l’onda lunga (artistico-mediatico-popolare) che “la band più importante degli ultimi quindici anni” ha propagato e continua a propagare a livello mondiale non rappresenta un grandissimo e rischioso sforzo progettuale: con i Radiohead si va sul sicuro.
Ma, dicevamo, decisamente interessante perché qua non ci troviamo dinnanzi alla solita bio(agio)grafia o traduzione delle liriche, bensì a una sentita, intima e privata interpretazione artistico-letteraria delle canzoni scritte dai Nostri. Dunque, non critica ma narrativa. Proprio questo sentire soggettivo di ognuno dei ventuno autori (i più noti: Raul Montanari, Gianni Biondillo e Luca Ragagnin) fa di Narradiohead un’opera varia, eterogenea per stile, contenuto e approccio emotivo. Nonostante l’irrivelanza qualitativa di alcuni episodi, dobbiamo ammettere che il successo dell’antologia risiede proprio nel medesimo impatto immaginifico che la maggior parte delle storie riesce a creare. Si parla di marginalità, di impossibilità, di irreversibili mancanze, di asfissianti ambientazioni, di amputazioni vitali, di morti come tentativi di fuga dall’oppressione del mondo, di esseri striscianti, di alieni, androidi, di “quelli che sotto la giacca hanno ancora il pigiama perché fuori fa paura” (Sparajurij in Il battito degli astri dilatati, ispirata da True Love Waits) ecc..
Vi sembra di averle già ascoltate queste cose? Narradiohead è l’effettiva dimostrazione di come l’immaginario dei Radiohead sia diventato il nostro immaginario: quello delle generazioni precarie e soggette ad attacchi di panico. Ma, soprattutto, un’autentica dichiarazione d’amore alla band di Oxford.
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