Recensioni

Birmingham. Periferia industriale di un’Inghilterra in crisi economica. I vapori soffocanti delle industrie dell’acciaio e la low class impegnata ad affrontare la grande lotta contro la disoccupazione. E poi i giovani, che, ancora una volta, vivono il “no future” profetizzato dal punk, sotto la scure implacabile del governo Thatcher.
E’ l’anno 1985. Culturalmente, un anno cruciale perché spartiacque tra la fine della prima New Wave Of British Heavy Metal e l’inizio di una forma più violenta e reazionaria di musica, interpretata dallo Speed Metal (poi tramutatosi in thrash), all’epoca accelerazione del suono Heavy. Londra, i suoi fermenti. San Francisco e Miami, le terre del suono estremo. La Svezia, culla della civiltà oltranzista del Death. Ma Birmingham, la città natale dei Black Sabbath, risorge come luogo di rivoluzione della musica rock, quasi inconsapevolmente. La Earache, di Digby Pearson, promoter locale e attivissimo tape trader, pubblica il terzo disco della sua storia. Un disco costato 120 sterline e registrato in presa diretta in due notti. Un disco che doveva e voleva rappresentare il sentimento, la visione, la percezione del mondo da parte della nuova gioventù inglese: Scum. La concettualizzazione del nichilismo industriale. Un’opera firmata da un gruppo destinato a divenire il più grande riferimento della musica estrema mondiale nei successivi tre decenni: i Napalm Death. Morte al Napalm. Feccia. Dolore alle orecchie.
Brevi concetti spesso speculari a quelli, egualmente incisivi, del Manifesto del Futurismo. Il Grindcore e il futurismo condividevano l’ossessione per il dinamismo, per l’esasperazione della velocità; entrambi furono figli della rivoluzione culturale-industriale. ‘Multinational Corporations, Genocide of The Starving Nations’ ripetuta ossessivamente, dalla voce inquietante di Nick Mullen prima e di Lee Dorian poi, apriva, con l’omonima canzone, la stagione del grindcore, la musica che comprimeva e decostruiva la struttura musicale del rock, arrivando a produrre puro caos ordinato, sviluppato in ventotto canzoni eseguite in ventiquattro minuti. La musica si comprime. Diventa una scheggia impazzita. Solo questione di velocità. Scum, grazie alle fulminanti intuizioni di You Suffer (della durata di due secondi), di Siege Of Power (in cui il blastbeat diveniva la struttura portante di tutta l’architettura musicale), di Caught In A Dream, riscriveva il concetto di rock fino ad allora conosciuto, polverizzandone le regole.
Contrariamente al credo comune, Scum non fu la definizione del suono grindcore, bensì del suo concetto. La sublimazione del grindsound arrivò un anno dopo, con la pubblicazione di From Enslavement To Obliteration dei Napalm Death e Reek Of Putrefaction dei Carcass. Scum era il manifesto concettuale. Era l’inizio della fine. L’alba dell’apocalisse sonora. E, non appaia un paradosso, ma Scum dei Napalm Death, pur provenendo da una cultura prettamente più Hardcore, divenne il disco che cambiò per sempre il metal. Non erano gli Iron Maiden la passione dei Napalm Death, quanto i Discharge, i Crass e i Siege. Scum fu l’esempio di sperimentazione improvvisa, di convergenza di elementi inavvicinabili tra loro, scritto da musicisti il cui futuro svelerà la vera natura: Justin Broadrick, re della sperimentazione industrial dub elettrometal con i Godflesh, i Pale Sketcher, i Jesu e i Final; Lee Dorrian, l’animo metal, poi artefice della grande resurrezione del doom metal con i Cathedral (prima di dedicarsi interamente alla sua casa discografica, la Rise Above); Mick Harris girovago sperimentatore con John Zorn, Scorn, Painkiller e Almamegretta.
I Napalm Death erano spinti da un’incredibile urgenza espressiva e realizzarono in poche ore il cambiamento, la modificazione, la decostruzione dell’heavy metal, sancendo la nascita di una nuova forma musicale che nei vent’anni successivi, sconvolse pubblico e critica. L’edizione pubblicata per il venticinquesimo anniversario della Earache è tanto più fondamentale perché pubblica integralmente la prima sessione di registrazione di Scum, i provini che poi il gruppo modificò il giorno successivo, prima di consegnare i nastri a Digby Pearson. E nella grezza e rozza esecuzione tecnica di una musica incomprensibile, s’intravedeva chiaramente il seme del male, l’origine del caos. Della nuova feccia moderna.
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