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7.3

Per la seconda prova Nancy Elizabeth deve aver pensato che less is more: si è liberata dello squadrone di musicisti che reggevano le trame di Battle and Victory e ha trovato rifugio in una casetta sperduta nel Nord-Est della Spagna. Isolata dal mondo e senza corrente elettrica ha raccolto le idee componendo undici tracce più solitarie che mai, dalla scrittura toccante e raffinata. Ad aiutarla un pianoforte che ha una storia di duecento anni, rinvenuto in una ex scuola che è stata demolita poco tempo dopo.

Stavolta Miss. Cunliffe si è lasciata sedurre dal minimalismo di Arvo Part, dai cori di Steve Reich (The Act e il singolo Feet of Courage) e da certe soluzioni armoniche care al maestro (le eleganti trombe di Divining). D’altronde il retroterra d’origine è ancora presente, quel cantautorato folk di tradizione inglese delle già citate Vashti Bunyan e Judee Sill dell’album precedente, ma soprattutto di Anne Briggs, quasi un’ugola gemella di Nancy. La sorellanza con le coeve Sharron Kraus o Fern Knight è invece ribadita in Canopy, le cui linee vocali regalano brividi psichedelici che salgono su su.

Lasciando da parte le indiscusse filiazioni, Wrought Iron è un’opera che brilla di luce propria, dove il perfetto equilibrio delle parti (tradizione, coscienza del presente e capacità di coinvolgere l’ascoltatore a più livelli) suscita un senso di intima condivisione. Il piccolo swarovski di Winter, Baby, in chiusura, è esemplare: un carillon ovattato che scivola morbido negli angoli remoti dello spirito.

Disco pieno e lunare, Wrought Iron conferma Nancy Elizabeth tra le migliori interpreti del cantautorato folk anni ’00.

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