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«Io ci sono / In questo mondo in questo giorno / Io ci sono / Io ci sono / Io ci sono». Questo è il nuovo urlo punk di Nada Malanima, lei che c’è sempre stata, dal palco di Sanremo nel 1969 – appena sedicenne, con Ma che freddo fa – all’inizio di una pazzesca carriera rock, dagli arrangiamenti scarni e raffinati, votata all’indipendenza artistica, all’interno di una carriera pazzesca già di per sé. Stiamo parlando forse della più grande rockstar in attività all’interno dei nostri confini, al centro addirittura di un film, La bambina che non voleva cantare, trasmesso in televisione lo scorso anno.
Spiace per gli stolti – ma esistono ancora? – rimasti fermi a Il cuore è uno zingaro o Amore disperato, pezzi pur bellissimi, perché dal 1999 in poi la cantautrice toscana ha vissuto una seconda giovinezza, oppure una prima giovinezza, visto che per lei non esiste il corso naturale del tempo: lei il tempo lo domina, con quella voce che è carta abrasiva e lenitivo al malessere di oggi, in grado di esplodere a destinazione e parlare ai propri coetanei quanto ai giovanissimi. L’amore è fortissimo e il corpo no, Tutto l’amore che mi manca, Occupo poco spazio si sono imposti tra i migliori dischi italiani (in italiano) usciti nell’ultimo ventennio.
Proprio come il capolavoro Tutto l’amore che mi manca e il precedente È un momento difficile, tesoro del 2019, anche La paura va via da sé se i pensieri brillano è stato prodotto da John Parish, fido collaboratore di PJ Harvey, oltre che all’opera negli anni per Giant Sand, Tracy Chapman e molti altri, dunque ideale spalla attitudinale per quella che si può definire la nostra Janis Joplin, la nostra Marianne Faithfull – anzi, soltanto la nostra Nada Malanima. Parish ha in pratica suonato tutto, affiancato da Gerri Manzoli, ex bassista de I Camaleonti e marito di Nada. In un disco come questo, senza niente togliere alla musica, libera e leggera come non mai, flusso di coscienza elettrico tra rock, blues e jazz, ai confini dello spirito impro degli anni 60/70, basterebbe comunque per l’appunto la voce per dare senso al tutto. Una voce che manda al tappeto persino quando è alle prese con versi surreali (Banane city).
Interamente composto da Nada e registrato nel Regno Unito, La paura va via da sé se i pensieri brillano non sarà uno dei titoli imprescindibili nel catalogo della schiva ed energica livornese, non uno dei primi dai quali partire insomma, ma sa farsi fresco e ampiamente apprezzabile, riaffermando quanto sia indispensabile, sulle nostre scene, la presenza della sua titolare. Si tratta in assoluto dell’aspetto più significativo del discorso. La scaletta mette in fila dieci brani minimali e diretti: dopo lo scanzonato e dolceamaro primo singolo In mezzo al mare, si naviga quasi verso il trip hop con Sorridimi e si procede ad alta intensità con Noi resteremo uniti, sino a spingersi in fumose atmosfere da club lynchiano con la programmatica Oscurità, con fiati e frasi che prestano titolo all’album stesso. Menzione a parte per Chi non ha, piccolo inno ferrettiano – con il cuore che palpita, però, anziché battere dal pulpito – contro ogni forma di ingiustizia, quantomai attuale, se non profetico: «Non diranno a nessuno / Che c’è un vento nero disumano». Noi lo diciamo, a tutti: eterna, Nada Malanima.
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