Recensioni

6.6

Giunti al decimo anno di attività, i londinesi My Sad Captains arrivano al terzo album Best Of Times con Bella Union, label da sempre sinonimo di buona musica nell’ambito dell’indie europeo e non solo. Un traguardo foriero di diverse aspettative, in primis quella di affermarsi in un panorama – quello dell’odierno alt-pop – già di per sé molto affollato e non sempre all’altezza degli standard di riferimento.

Parliamo, infatti, di un disco che deve molto al minimalismo synth-wave degli anni ’80, in cui si intrecciano tastiere ed economie ambient, malinconie dreamy e chitarre elettriche: una formula a tratti abusata e resa spesso banale, ma che Ed Wallis e compagni dimostrano di saper rivisitare con buoni mezzi tecnici. In altre parole, la musica dei My Sad Captains cita, seziona e ricostruisce la magia sospesa tipica dei Cocteau Twins, affiancandola al cantautorato indie-rock in aria Elbow, con brani dove si mescolano coerentemente parole e atmosfere, suoni e suggestioni diverse fra loro ma niente affatto incompatibili. A cominciare dalla Goodbye che apre il disco, dominano irrequietezze e romanticismo wave che si ritrovano lungo tutto l’ascolto, declinate ora nelle pulsazioni electro-folk di Wide Open (arricchito con un falsetto alla Justin Vernon), ora nel quieto crescendo di In Time.

Altri episodi portano alle dilatazioni shoegaze di All Times Into One, così come ad un songwriting intimista e prettamente acustico, ad esempio in All In Your Mind. Pezzi simili tra loro (a volte fin troppo), che rendono il mood dell’album sì coeso, ma a tratti monotono: anche se siamo di fronte ad un artigianato pop di buon livello, i My Sad Captains eccedono forse nella prudenza, laddove scrivere canzoni d’impatto significa (anche) aver voglia di esplorare i propri limiti e le proprie ossessioni. Per dirla meglio, Best Of Times è un disco formalmente impeccabile, in perfetto equilibrio tra acustica ed elettronica, dove si fondono elegantemente differenti tessuti musicali: quello che manca è semmai il coraggio di andare oltre un’ineccepibile moderazione.

L’approccio del gruppo, infatti – per stessa ammissione di Wallis -, è “dare alle canzoni spazio e tranquillità per permettere loro di svilupparsi da sole, prendendo strade e deviazioni secondarie”, senza però, diciamo noi, trovare un vero focus in grado di alzare il piglio dell’album, così come di metterne in risalto la connettività emotiva. Nel complesso, dunque, gli ingredienti per una buona riuscita ci sono tutti – suoni, scrittura, voce -, anche se manca ancora quella dose necessaria di personalità in grado far emergere il vero potenziale di un gruppo discreto, ma non ancora buono.

Amazon
SentireAscoltare

Le più lette