Recensioni

Con il fratello Jack, Lily Wolter, sotto il nome My Precious Bunny, è la metà dei Penelope Isles, duo che sotto l’etichetta ombrello del dream pop si è costruito una solida reputazione nel circuito indie UK, grazie al supporto di Bella Union e a un suono che attraversa garage, indie rock, emo/slacker e derive psichedeliche e shoegaze, soprattutto nel secondo (e finora ultimo) album Which Way To Happy (2021).
A Moment In My Eyes, suo debutto solista, riconverte tutto in una forma più intima: un’isola domestica dai contorni sospesi e fatati, in cui respirare un’aria fuori dal tempo. Le melodie dolci, quel pizzico di nostalgia spalmata nei synth, i testi diaristici, disegnano un universo completamente interno alla protagonista, che si racconta come una classica songwriter nel fatidico passaggio tra tarda giovinezza ed età adulta. I temi vanno di conseguenza: vulnerabilità emotiva, nostalgia, crescita, amicizie e relazioni, insicurezze e piccoli traumi quotidiani.
Nato durante il lockdown, il disco è segnato da una rottura sentimentale e dal ritorno in famiglia in Cornovaglia. La produzione, con il supporto di Allister Kellaway (Last Living Cannibal) e il coinvolgimento di alcuni musicisti della cerchia di Brighton, è al tempo stesso puntuale ed espansiva: violini, sax e glockenspiel arricchiscono un impianto squisitamente indie chitarristico (The Joys Of Adulthood), mentre in altri momenti l’arrangiamento si incrina tra distorsioni, dissonanze, free drumming e interventi più destrutturati da studio (Young Pup). La catarsi ha il nome di Kookie Cannibal, ballata psych che aggiunge un organo a un buon impianto dream pop ed è tra gli episodi più riusciti del disco.
Inizialmente chiamato KookieLou, questo è il progetto che accompagna Wolter lungo l’intera carriera: nato quando aveva 16 anni sull’Isola di Man, ha preso forma compiuta a Penzance, in Cornovaglia, nel fatidico 2021, a casa dei genitori. Mancano forse brani capaci di imporsi con maggiore nettezza, ma non c’è nulla che suoni superfluo: anzi, la varietà è il suo punto di forza e compensa una scrittura che ancora non punge davvero, ma già cammina sulle proprie gambe.
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