Recensioni

6.8

E’ un po’ come la scena di un film.
In primo piano un arpeggio di chitarra pulito che abbozza la tonalità e
si limita ad accompagnare senza troppe pretese; più in là, quasi a
mezzobusto, uno scorrere continuo di distorsioni che al pari della
corrente di un fiume accelera, rallenta, si trasforma in feedback, muta
in crescendo, svanisce; a figura intera ma quasi indistinguibile tra le
ombre sul fondo, una vocina impalpabile, flebile ma accorta, che
(in)canta parole e semplici suoni.
È più o meno così che si presenta Clinical Shyness, opera prima di My Dear Killer aka Stefano S.. Un disco che per certi versi spande sensazioni invece
che proporre canzoni, vive di agglomerati d’atmosfere invece che di
strofe e refrain, si perde in una forma di timida enunciazione
dell’essere dimessa quanto certa d’esistere, eterea quanto sottilmente
psichedelica, onirica nell’attitudine quanto ipnotica nei toni. Musica
da cameretta insomma, non a caso pubblicata grazie ad una join venture
tra la Under My Bed del titolare del progetto, la Eaten By Squirrels e
il lisergico Madcap Collective.
Nello specifico, scivolando tra le sette tracce del disco, ci si imbatte in una A May Afternoon che nasce come una nenia alla Smog e decide di morire sotto una marea di feedback in stile European Song; una The Wish Talker che a discapito del temporale di saturazioni iniziale vola bassa tra un
cantato quasi impercettibile e una chitarra elettrica improvvisata; una Words che frigge d’elettricità e malinconie represse; una Phone Calls – unico episodio “in chiaro” del pacchetto – che con l’attitudine pop che rivela ricorda – chissà poi perché – alcune cose di Roger Waters.
Questo è il mondo di My Dear Killer, lo-fi per scelta, spettinato dopo
una nottata insonne, capace di abbuffarsi di rumore e solitarie
dissertazioni, sensibile alle variazioni di colore e di temperatura,
schivo ma necessariamente vivo.

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