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Sono passati cinque anni dall’ acclamato Love’s Crushing Diamond (Best New Album su Pitchfork) e due dal meno fortunato Skip a Sinking Stone. Adesso, dopo una vacanza passata a raccogliere canzoni, John Lee porta alla luce il nuovo lavoro del suo progetto collaborativo, i Mutual Benefit. Una voce rassicurante quella di Lee, che, accompagnata da certe strimpellate delicate, diventa quasi una carezza. Un suono dolce che nasce e si rispecchia nelle tranquille pianure dell’Ohio in cui il Nostro è nato. È quindi naturale che questa immagine e questo immaginario partoriscano canzoni dallo scheletro folk, con testi che crescono da uno sguardo al circostante e da un emotività fragile e profonda. È esattamente da questa identità che nasce Thunder Follows the Light, un disco misurato, intimo e dall’animo discreto e raccolto, ma non per questo povero e minimale. Alle chitarre si aggiungono strumentazioni orchestrali e suoni elettronici che rendono facile il paragone col più celebre Sufjan Stevens, nonostante John Lee abbia una sua personalità che si trova dentro una scrittura attenta dal profondo spirito riflessivo. Uno stile che si concretizza in una puntuale osservazione della realtà che ci circonda in questo periodo storico e in una indagine attorno all’individuo, alle sue paure e al suo dialogo con il reale.

Le elezioni statunitensi che hanno visto trionfare Trump davanti agli occhi increduli di mezzo mondo, sono lo spartiacque tra due epoche, il tuono che ha spezzato certezze, portando con se un nuvolone di nichilismo che incuba ansia e insicurezze. L’incertezza e la paura nei confronti del cambiamento, che si configurano come il nucleo tematico di questo album, sono esorcizzate e si risolvono nell’amore. L’amore per sé stessi, l’amore per il reale e il concreto, per una causa che ci ispira e ci spinge a cambiare. I Mutual Benefit trovano quindi una soluzione alla tempesta della nostra contemporaneità, ed è forse per questo che le sonorità delicate riescono a rappresentare la giusta controparte a una riflessione importante, senza risultare discrepanti ma riuscendo invece esse stesse a configurarsi come una sorta di pillola galvanizzante. Inserito il disco nel lettore, si entra in un mondo parallelo in cui è possibile nascondersi per dimenticarsi del reale. Le porte di questo universo poetico si aprono con i gloriosi violini di Written in lightning e si spalancano con il delicato sassofono di Waves Breaking’, che va lentamente ad intrecciarsi con pianoforte e percussioni. New story, con la sua armonica, è probabilmente la canzone più puramente folk dell’album, anche se potrebbe tranquillamente far parte di un disco degli Shins.

Riflessione ed escapismo, dolcezza e asprezza, sono le diverse facce che compongono Thunder Follows the Light, un disco che probabilmente non brillerà per originalità all’interno del folk cantautorale contemporaneo, diventato famoso per nomi più celebri come Devendra Banhart e il già citato Sufjan Stevens, ma regala una carezza come consolazione all’apprensione del tempo presente.

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