Recensioni

L’hanno presentato come l’album politico dei Mudhoney. La notizia puzza di operazione riciclo, se volevano parlare di guerra potevano farlo quando erano al centro dei riflettori e non iniziare adesso a quarant’anni suonati.
Under A Billion Suns è discontinuo, difetto tipico dei Mudhoney in studio: se i cinque noiosi minuti di In Search Of sono insopportabili e Endless Yesterday sembra davvero senza fine, la strumentale Brief Celebration Of Indifference è una cavalcata anfetaminica alla Surgery per alzare il volume al massimo e distruggere in colpo solo casse dello stereo, vetri della finestra e timpani dell’ascoltatore.
Where Is the Future è un pezzo malato, fangoso e dissonante che ricorda Sweet Young Thing Ain’t Sweet No More, con l’aggiunta di una tromba che combatte una lotta senza quartiere con i fuzz di Turner e il drumming tribale di Peters.
I fiati tornano in Let’s Drop In , forse per aiutare Arm a sforerare le proprie doti di “heartbreaker”, mentre Empty Shells, It Is Us e Blind Spots citano il passato sporco e cattivo con Mark che urla come un ossesso e lancia i suoi all’attacco sulle onde di un rock figlio del punk, degli MC5 e dei concittadini Sonics.
Le uscite della Sub Pop hanno accompagnato la vostra Meglio Gioventù e non vedete l’ora di rispolverare la vecchia camicia a scacchi in vista del tour di Arm e soci? Questo disco fa per voi. Siete curiosi di conoscere questa band leggendaria? Superfuzz Bigmuff vi aspetta nei negozi da quasi vent’anni.
I Mudhoney entrano di diritto nel club delle band che, dopo aver messo ferro e fuoco il rock con le armi del passato (Cramps, Blues Explosion, Fleshtones), nel nuovo millenio rinunciano alle rivoluzioni (musicali), ma non risultano sorpassati e rimangono assolutamente imperdibili dal vivo.
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