Recensioni

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La moda del sound acido virato fidget ogni tanto ritorna e con essa siamo inevitabilmente costretti a rispolverare i 90 dei Daft Punk, le connessioni con il french touch e la deriva da dancefloor che Aoki, Mr. Oizo, Crookers e Bloody Beetroots ripropongono da un po’ di anni a questa parte.

Il percorso del duo canadese formato da Jesse F. Keeler (ex Death From Above 1979) e Al-P si inserisce in questa corrente dance che nei ’90 ha la sua radice, fatta di distorsioni e di filtraggi progressivi, cose che vibrano acidità. Il tutto condito con una tonnellata di break, la sapiente arte del taglia e cuci in stile Scuola Furano (Fist of God), i laser che tagliano la gola in distorsioni tarate sugli 8 bit (Click Click), le casse drittissime di derivazione Jack con il featuring dei campioni dell’hip-hop (sua maestà Ghostface Killah in Word Up), l’inevitabile scorcio tastierato midi 90, cose che neanche Sabrina Salerno si sogna di fare col vocoder (Breakaway) e in generale un sentire retrofuturistico che con i Justice ha ritrovato ragion d’essere (citazioni a profusione in 1000 Cigarettes).

Il secondo disco che fa muovere il culo con gli ingredienti necessari, senza strafare ma nemmeno stravolgere. Per chi si sveglia da un lungo sonno potrebbe alzare la libidine auditiva; per chi è avvezzo a queste sonorità basta una sufficienza stiracchiata.

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