Recensioni

La summa del pensiero french rave dal padrino del recupero 90 che oggi è nonsolomoda. Un disco che dopo 10 anni dai botti di Flat Beat (con il pupazzetto della famosissima pubblicità della Levi’s antesignana di ogni head banger) riporta una miscela di ricordi e ripensamenti su quello che è (stata) la techno.Poi il ripiegamento a stilemi ormai basilari, che fanno sorridere gli over 30 ma che sono necessari alla generazione post-disco-rave o new school come volete chiamarla. Quentin Dupieux è il padrino che riassume in 17 tracce quello che i Crookers, Bloody Beetroots, Ed Banger e teen-compagnia stanno riproponendo da anni. Ma lui, dato che queste cose le faceva nei 90, oggi suona come i Sonic Youth.
Un guru nell’ombra che riassume. E nel riassunto c’è sì la componente nostalgica, ma quello che più interessa è la critica implicita a un sistema di fare ritmo autoreferenziale e chiuso in sé stesso. Oizo ci dice che bisogna guardare indietro per pensare al dopo. E lo fa con uno stile che batte tutti i concorrenti. Positiv (di cui è uscito da poco anche un ampliamento in EP) e Bruce Willis Is Dead l’accoppiata acida da culto, Z l’inevitabile ricordo Daft e poi l’omaggio ai giovani (vedi Uffie in Steroids).
Poi sì, non è tutto inno, ma uno che ci dà ancora dentro di battute pese à la Moka, a noi piace. W l’ortodossia. Disco rave dell’anno?
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