Recensioni

Folkster campano e barbuto, voce appesa a un filo, esordio affidato a dodici brani voce e chitarra acustica. Mr. Milk sembra una via di mezzo tra Nick Drake, Will Oldham e Bob Corn, perso com'è in una musica fragilissima e che più introspettiva non si potrebbe. Un pianoforte in Cardinal Legs e il resto dei brani a rallentare il battito su qualche arpeggio e una vocalità accordata su desinenze jazz, immaginario nudo che gioca con l'innocenza del bianco, tiene gli occhi chiusi per concentrarsi sul cuore e riserva dediche ai figli che verranno. Il tutto in un tripudio di delicatezza e sensibilità che abbandona la “cameretta” adolescenziale giusto per questioni anagrafiche, giacché la destinazione naturale della musica sarebbe proprio quella.
Le cautele si sprecano in fase di ascolto, non fosse che di materiale sul genere se ne trova praticamente ovunque. Eppure Mr. Milk riesce a conquistarci con un misto di immediatezza e malinconiche melodie dal passo forbito, costringendoci a relegarlo nelle prime posizioni di quella scena nostrana minimal-folk in cui già rientrano artisti come Le-Li, Comaneci, Paolo Saporiti, Brown And The Leaves e il già citato Bob Corn. Il domani è ricco di interrogativi, ma per ora c'è un disco di cui essere ampiamente soddisfatti.
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