Recensioni

6.7

Mr Brace ha messo su famiglia. Non più solista fiancheggiato da benevoli amici ma quasi-gruppo e si sente, non solo perché la strumentazione risponde di più a quella di una band (più batteria, più elettrica, più pianoforte), ma soprattutto per il raffinarsi dell’intreccio musicale: si acuisce la “psicologia sonora” del disco, la punteggiatura, i rimandi da canzone a canzone, di pari passo all’impreziosirsi dell’arrangiamento – veramente sorprendente alla luce della totale indipendenza in fase di produzione. Scenari che come al solito impattano con i testi stralunati dell’autore, i quali a lungo andare t’intontiscono neanche avessi fumato un prato di cactus, infilandoti nel cervello metafore e sinestesie che – come quando la lucidità latita – non sapresti se definirle cripticamente geniali o irrimediabilmente cretine (intuito a bolle che continuano a scoppiare…).

Ma il mestiere della sciarada di Mr Brace è cresciuto anzichenò, come si ravvisa dal gioco di rime e assonanze di Ieri che denota un’originale attitudine a ghermire quotidiane banalità ‘sì da cavarne l’assurdo per accostamento – Salame & Caffè per l’appunto. Tutta farina che ingrossa il sacco del Nostro il quale, anche grazie alla dimensione più collettiva, si slega dalla sudditanza a Mr Oldham consegnadosi ad un’estetica dello sbilenco amica – non allieva – di Waits e Capossela (Baricentro), Banhart e Bugo (Salame & Caffè), anche perché il nonsense qui s’increspa in superficie e lascia intravedere altro, magari una grande canzone, anche se per un attimo (Io Chi Sono). Ruggine poi, col suo video rutilante ad opera di Francesca Grilli e Alessandro Cavallini, ci farebbe godere non poco se passasse per qualche rete televisiva ad ora di pranzo.

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