Recensioni

Che la Romagna guardasse all’America rurale, quella di Faulkner e quella di Heat-Moon, non è un fatto nuovo. Lo testimonia il particolare successo riscosso dalla rassegna “Strade Blu” che ha luogo in queste lande, punta di un iceberg fatto di un comune sentire, sognare, strologare e travisare. Perché più che proiettare le campagne americane sulle terre riccionesi qui si fraintende letteralmente il Melo per il fiume Ohio, gli Appennini per gli Appalachi, allo stesso modo in cui Brace viene pronunciato all’inglese col significato di “sostegno” (ma nel senso pratico di “bretella”) come all’italiana, nell’accezione di quieto focolare, dando vita a un sottile pidgin che permette di fondere idiozie, idiotismi locali e idioletto familiare.
Mr Brace è un ragazzo che con la sua chitarra acustica e l’aiuto di tre amici si cimenta nel ricalcare la calligrafia di Will Oldham anche nei dettagli più sgraziati, come le stonature e la voce leggermente nasale, ma sottoponendola allo stesso detournement casereccio che dà luogo ad amenità come “sorella, fratello / qui è un gran bordello – fratello, sorella / champagne e mortadella” (e non vi dico in che modo questo testo viene appiccicato alla melodia…). Devozione, autoironia, sincretismo e libere associazioni di idee, vedasi Storia di Un Mammuth, un flusso di coscienza che sembra essere ispirato dalla contemplazione delle copertine di Ease Down The Road e I See A Darkness, oppure si presti orecchio a Passeggiando, distillato di nonsense infantili à la Malkmus (“salterò qualche muretto, il cappotto non lo metto”…”quando hai la bocca piena…che maleducazione..”).
La ricerca di uno spazio domestico fra demenziale ed esistenziale, qui – in questa prima produzione del 2003 – ancora piuttosto indietro rispetto al punto raggiunto nella recente Ruggine (di cui si può gustare il video sul sito della Tafuzzy) ma già gravida di allure chitarristico (nel bell’intreccio di Little Implosion o nell’e-bow di Brace Due), che conferisce surreale ieraticità e onirismo alle corbellerie sciorinate senza posa, come in un film di Fellini (e vabbeh dovevamo citarlo, dai…). Vorremmo stampare un bel 10 a fine pagina ma, certi che non ci prendereste sul serio, ci limitiamo a un
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