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7.4

Come in una sorta di stargate spazio-temporale aperto, i Movie Star Junkies sono riusciti a far convivere il Nick Cave sboccato, punk, irriverente, devastato e devastante dei Birthday Party con quello lirico, poetico, posato e maturo assurto al ruolo di icona letteraria, oltre che musicale, dei Bad Seeds del secondo periodo. Li hanno fatti incontrare e fusi insieme, quasi alla maniera dello Spock ritratto nello Star Trek di JJ Abrams, creando un ibrido inesistente in natura e pertanto originale. Questo, sia chiaro da subito, non significa mancanza di originalità o dipendenza totale da un modello: significa, e ci sono almeno quattro album alle spalle a dimostrarlo (Junkyears lo consideriamo tale), comprendere bene il canone di riferimento (quello al crinale tra letteratura e musica, punk e blues, irriverenza e omaggio), farlo proprio e rielaborarlo ad ogni passaggio, addensando significati e apportando scarti a volte impercettibili, a volte estremamente evidenti.

Evil Moods è tutto ciò che potete immaginare esista tra i Birthday Party e i Bad Seeds, passando per Cramps, cow-punk, Gun Club e Gallon Drunk, qualche lontana reminiscenza Red Red Meat et similia, molta polvere di deserto e molta luce fioca da ambientazione notturna e metropolitana, così come molta essenza di musica nera (anche groovey e funky); il tutto scritto, pensato e realizzato con una foga che non è inesatto definire punk fino al midollo, nonostante di punk, inteso come cifra stilistica, non ce ne sia affatto se non in piccolissime dosi.

Tralasciando volutamente il rilevante aspetto letterario che permea tutto il disco – titoli come Jim Thompson o testi tratti da Dylan Thomas la dicono lunga sulle atmosfere e sull’impianto generale del lavoro, ma indagare i testi è una gioia che lasciamo all’ascoltatore – e concentrandoci sulla musica, sui suoni, sulle emozioni che questo disco riesce a suscitare, non possiamo non notare la crescita esponenziale cui Isaia and friends hanno sottoposto la loro creatura. Evil Moods finisce così col rappresentare, all’interno di una discografia corposa e densa, il picco più alto mai raggiunto dai Movies, per lucidità e realizzazione.

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