Recensioni

7.3

A Poison Tree è un album meno irruento e più umbratile di Melville. E' crepuscolare, decadente nell’accezione romantica e pure il volume dei suoni (acustici e raffinati), insolitamente basso per le produzioni odierne, sa molto di gag vintage dal fosco appeal retrò. A due anni di distanza da quell'esordio, ma con una serie sterminata di pezzi piccoli e furibondi live di qua e di là dell'oceano, i piemontesi Movie Star Junkies rilanciano il coordinato di credenziali che da sempre vive sottotraccia al progetto, ovvero tutta la tradizone del blues cimiteriale che dai Gun Club passa per Nick Cave e Tom Waits per arrivare ai Chrome Cranks. Fin dall’attacco di Under The Marble Faun si capisce però che non hanno nessuna intenzione di deporre l’ascia di guerra, seppur usando toni più blandi, eleganti e raffinati (la murder ballad The Walnut Tree e la title-track) quando non pop (il jingle di Hail).

Trame scure si rilevano in Leyenda Negra e nell’interminabile incedere finale di All Winter Long a ricordare a tutti di che pasta sono fatti i nostri. I testi, ancora un volta, fanno man bassa di letteratura celebre (Blake e Hawthorne su tutti) e minoritaria (Almost A God riprende una poesia di Emanuel Carnevali, già noto al sottobosco musicale italiano via Massimo Volume), oltre che di storia, tradizione, mitologia e superstizioni. Una nuova gemma targata Italia che fa coppia con l'imparentato progetto Vermillion Sands, a dimostrazione di un gusto e di una sensibilità con pochi pari nei patri confini (e non solo).

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