Recensioni

Considerare le registrazioni live dei Motorpsycho come passaggi importanti della discografia del gruppo viene quasi naturale. Questo perché la formazione di Trondheim è da sempre un cantiere aperto, capace di estremizzare dal vivo brani che già in sala di incisione mostrano un'indole propensa alla contaminazione. C'è poi l'aspetto esperienziale legato ai loro concerti – questi ultimi sorta di rito collettivo e musicalmente abbacinante, in special modo quelli ultimo tour – a dimostrare come la serie Roardwork (quattro dischi pubblicati nel giro di dodici anni) sia quanto di più lontano da un vezzo da navigati egocentrici.
Il qui presente Roadwork vol. 4: Intrepid Skronk non fa eccezione con i suoi sei brani per ottanta minuti di musica registrati tra il 2008 e il 2010 in varie date europee. Un disco che fa della suite hard-psichedelica il proprio punto cardine offrendo nel contempo una conferma di come l'avvicendamento alla batteria tra il dimissionario Håkon Gebhardt e il nuovo arrivato Kenneth Kapstad non abbia in sostanza modificato gli equilibri della band. Testimone ne è un suono che si dimostra compatto, inaspettatamente organico, sia quando c'è da rallentare i tempi per sprofondare nei tipici trip acidi a marca Motorpsycho (The Bomb-Proof Roll & Beyond e Wishing Well), sia quando si parte dalle fondamenta per rileggere il catalogo. Come nel caso di una All Is Loneliness tratta da Demon Box che abbandona le cadenze raga della versione originale per dilatarsi a dismisura in un mix di Quicksilver Messenger Service e assoli fulminanti.
Il mood è quello dell'ultimo Heavy Metal Fruit. Il che significa che siamo ben lontani dalla ricercatezza jazz che poteva avere un Roadwork vol.2: The Motorsource Massacre ma anche dal gioco al rialzo spesso legato ai Motorpsycho più dispersivi. Per abbracciare un pragmatismo improvvisativo (pur nell'ottica di episodi che arrivano comunque a toccare i venti minuti di durata) che non spariglia le carte ma mostra una solida chiarezza di intenti.
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