Recensioni

Athens, Georgia, un città del sud degli Stati Uniti che ha dato molto alla musica (R.E.M., of Montreal, B-52’s) e che ora lascia sbocciare il talento di Kristine Leschper, la visual artist che per il suo esordio in musica ha scelto il moniker Mothers. Il suo è un disco intriso di romanticismo decadente, di fragilità espresse in versi talvolta così diretti da far male («You always made it easy / Reminding me not to bloom», per esempio, o »You love me mostly when I’m leaving»), e fatto di nove brani che una volta non avremmo esitato a definire a metà strada tra l’alt-rock e l’alt-folk.
Se si eccettua l’iniziale, e acustica, Too Small For Eyes, che sa tanto del pop-folk di Lisa Hannigan, il resto del programma, suonato in compagnia di Matthew Anderegg (batteria), Drew Kirby (chitarra) e Patrick Morales (basso), rimanda subito alle sonorità nineties di un Jeff Buckley in fissa con Karen Dalton: rock complesso, mai lineare, seppure costruito attorno al canone. Le canzoni, che dobbiamo immaginare tutte attribuite alla sola Kristine, seguono perciò disegni arzigogolati, arrampicandosi su di un violoncello e un fiddle nella cameristica Nesting Behaviour, quasi inciampando in diversi cambi di ritmo (It Hurts Until It Doesn’t) o trasfigurando in un paesaggio onirico (Lockjaw). Il riferimento più vicino, in termini temporali, è quella Sharon Van Etten, che qualche anno fa ha rimesso sotto la luce dei riflettori la scrittura rock dietro alla chitarra, o una PJ Harvey a metà strada tra il periodo di Stories From The City, Stories From The Sea (del 2000, quindi ancora per certi versi dentro l’onda lunga delle sonorità nineties) e il successivo periodo più cantautorale.
Non farà gridare al miracolo, ma When You Walk A Long Distance You Are Tired è un buonissimo esordio, abbastanza originale da spiccare nel panorama del rock alternativo di oggi, sebbene forse non abbastanza levigato e rifinito per potersi dire totalmente compiuto.
Amazon
