Recensioni

I “mostri del folk” sono Conor Oberst e Mike Mogis (Bright Eyes), Jim James (My Morning Jacket) e M.Ward, insieme in questa formazione atipica sin dal 2004, quando si erano trovati per alcuni live. Qualcuno della crew li aveva ribattezzati a questo modo e il nome è così rimasto. Esordiscono ora con l’omonimo album, nel quale tutti hanno suonato tutto come da ragione sociale “supergruppo”. Definizione che in realtà sta stretta al quartetto: si potrebbe invece parlare di quattro individualità che si incontrano e si interscambiano variamente la musica.
Si va allora dal soul profondo nell’iniziale Dear God (Sincerely M.O.F.) di Jim James alle melodie beatlesiane del power pop della corale Say Please (tra C.S.N. & Young, Beatles e ELO), dalle armonizzazioni Simon & Garfunkel di Baby Boomer, al puro Conor Oberst – Johhny Cash – The Band di Man Named True e al suo Messico (Temazcal) e al tenue The Sandman, The Brakeman And Me di M.Ward. I picchi si raggiungono con gli accorati pezzi di James e di M.Ward, mentre Oberst risulta piuttosto altalenante.
E’ nei brani corali comunque che si nota veramente il gruppo e il loro amalgama. Per cui belle le armonie insieme, che danno il senso dell’operazione. La coralità viene fuori meglio in alcuni casi rispetto ad altri, ma nel complesso giustifica l’esistenza di questa formazione.
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