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In questi mesi molti, se non tutti, gli artisti si sono dovuti interfacciare con l’alienazione isolazionista dell’astinenza forzata dal live, dal tour, dal club, in definitiva dal contatto umano. Va da sé che nelle produzioni dell’ultimo anno è stato – ed è tuttora – impossibile separare le contingenze dalle manifestazioni artistiche che hanno preso forma. Se non è ancora tempo di fare bilanci, perché le cose restano precariamente incerte, in questo nuovo disco dei Modeselektor è doveroso riconoscere uno dei più riusciti tentativi di trasportare su nastro (sic) l’anima dell’esperienza dal vivo. Che sia vero o meno, poco importa, perché Extended ha il merito non da poco di puncicare la nostra voglia di assembrarci dentro alle notti proibite, senza tanti fronzoli. 

Proprio per queste premesse (e promesse) che non può mantenere, in un certo senso è anche un disco che fa innervosire: dopo essere praticamente ascesi a uno status quo superiore – complici le esperienze di cui sopra con Apparat e l’endorsement di lungo corso di Thom Yorke, i due hanno passato il 2019 a rielaborare vecchi mix e a comporre, e il risultato sono 27 tracce per un mixtape che fluisce come un vero e proprio set dal vivo, amalgamando – con la consueta precisione e paraculaggine alla quale ci hanno abituato Gernot Bronsert e Sebastian Szary – i precipitati electro-techno terzinati coi quali si aprono le danze di una tracklist fitta fitta (27 tracce) con le diradazioni pop che portano in potenza anche gli echi della voce di Sascha Ring. È (ancora?) un lavoro che intercetta le tendenze danzerecce dello spirito del tempo e le ripropone abilmente filtrate dalle sornione menti (e mani) dei due. Niente di nuovo d’altra parte: lo scriveva Luigi Lupo parlando dell’ultimo lavoro lungo (Who Else, 2019), lo rileviamo ancora oggi. Se però quell’ultima uscita peccava di collante e risultava un po’ troppo artefatta, questo vero e proprio mixtape di un’ora attraversa le giungle urbane e stilistiche con un approccio più omogeneo. Intendiamoci: forse è tutto frutto di sindromi allucinatorie da astinenza da dj set e live, e senza dubbio non siamo di fronte a un lavoro cardinale, ma l’aver trovato questo filo conduttore – l’atto di per sé immaginativo di trovarci, insieme, di nuovo – lo eleva di grado restituendoci anche un briciolo di – perché no? – spensieratezza. 

Nelle pieghe del mix si annidano e proliferano dunque episodi quasi sempre sotto i tre minuti, da sparare – non c’è nemmeno da suggerirlo – a un volume opportuno. I nostri di rado abbandonano le salvifiche acque di un’electro prelibata, ma la apparecchiano a dovere: con derive caraibiche e sintetiche (Hyendo Dancehall, introdotta dall’allucinata techno di Rainy e dal gemmare digitale di Butlin’s Minehead Interlude), omaggi a Rephlex e a festival di culto (Bangface), trance (Kupfer), venature distopico-tribali (la doppietta Soda, Paradise per dirne una) e elettrici bassi dub che trasportano nella sezione più berlinese del mix. È qui che fa capolino un certo Paul St. Hilaire, il quale veste i panni dell’affabulatore da consolle su una scurissima Movement, in piena estasi techno Rhythm & Sound, che si risolve in una Keller molto più parossistica col suo jungle hi hat a rimescolare le budella. 

Se per arrivare a questo Extended i due tedeschi hanno realizzato – così dicono – almeno altre nove versioni del mixtape, è pur vero che ne pubblicheranno una buona parte prossimamente con una serie di EP contenenti remixes, rielaborazioni e versioni alternative (ulteriori dettagli nella scheda dedicata al disco, che è inoltre accompagnato anche da un lungometraggio dal titolo Work, nel quale Corey Scott-Gilbert rielabora il mix in una versione coreografata). 

In questo percorso che li ha condotti qui, insomma, i Modeselektor si sono portati dietro anni di esperienze, esplorazioni, divagazioni, e hanno saputo condensarle in un prodotto che vive del suo stesso negarsi: stuzzicano l’appetito sapendo che non può – per il momento – essere soddisfatto. Nel complesso è questo il più grosso merito di Extended: regalarci uno dei rari momenti credibili e sinceri di escapismo club-oriented di questi tempi complicati. 

 

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