Recensioni

Il ritorno della cantautrice losangelina Miya Folick è nel segno della maturità propria di chi parte per un viaggio alla (ri)scoperta più intima di sè. A distanza di cinque anni dall’ultima prova Roaches – che ne ha consolidato la reputazione come una delle voci più interessanti del panorama indie a stelle e strisce – Miya torna con Erotica Veronica, album in uscita il 28 febbraio per Nettwerk Music Group. Il nuovo lavoro vede la musicista, qui in veste anche di produttrice, alle prese con un’indagine metodica sul mondo trasfigurato del desiderio e delle sue infinite connessioni: erotismo, sessualità e fantasie spesso annichilite per induzioni dettate dal mondo esterno.
Il risultato è un lavoro notevole che, al solito, alterna momenti di profonda introspezione dall’incedere sommesso e trasognato (Light Trough the Linen) in scia alla migliore Sharon Van Etten, a puntate dalle parti di un’irresistibile miscela a base di indie-rock e alt-pop (La Da Da) che in controluce proietta l’ombra di cantautrici del calibro di Katie Crutchfield (Waxahatchee). Una pastella densa e stratificata, appiccicosa come il fango che la attanaglia nell’artwork della copertina, che riflette una domanda che scorre sottotraccia all’intero lavoro: qual è la cosa giusta da fare quando i desideri sono più complessi dello stretto canale che la nostra cultura consente?
La Nostra prova a rispondere mettendo sul piatto un’emotività cruenta e sincera, in cui alterna rabbia – nella carica bipolare di Fist che esplode in un crescendo finale liberatorio in quota St. Vincent – e fragilità derivanti da relazioni interrotte (This Time Around) narrate con indolenza e maestoso lirismo che ci conduce sui sentieri nevosi tanto dei Big Thief quanto del progetto solista a firma Adrianne Lenker. Le quote più pop si infrangono sulle sponde di sonorità nevrotiche di matrice Florence and The Machine (Prism of Light) e landscape in scala di grigio à la Kate Bush (Hate Me). In coda c’è ancora spazio per la portata più indie-rock (e convincente) del menù: la nineties Love Wants Me Dead somiglia ad una jam session in cui sul palco si alternano la ferocia complessità di Anna Calvi e Angel Olsen, lasciando che a trascinare il tutto siano le correnti elettriche di Stephen Malkmus.
Erotica Veronica è soprattutto il risultato di un lavoro istintivo, scritto di getto e registrato con un approccio votato alla valorizzazione di un suono che, nelle intenzioni, dovesse risultare tanto grezzo quanto immediato. Miya ha usato la chitarra per scrivere la maggior parte dei brani e, con Sam KS alla co-produzione e alla batteria (Youth Lagon, Angel Olsen), si è poi rivolta a collaboratori frequenti come Meg Duffy (Perfume Genius), Waylon Rector (Charli XCX), Greg Uhlmann (Perfume Genius) alla chitarra e Pat Kelly (Perfume Genius) al basso. Un disco che conferma la grande duttilità di una cantautrice pronta a raccogliere i frutti seminati in questi primi dieci anni di attività.
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