Recensioni

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Se facciamo un po’ d’ordine nel catalogo, e facciamo soprattutto due conti, questa figura come la settima uscita antologica nella discografia dei Mission of Burma, al netto delle varie riedizioni e ristampe. Non è sicuramente necessaria quanto lo fu a suo tempo la compilation omonima del 1988, oggi superata, che per la prima volta rendeva disponibili su un unico compact disc due dischi indispensabili, allora fuori stampa: Signals, Calls and Marches e Vs. Con Learn How ci troviamo di fronte a un classico best senza inediti. Niente a che vedere con le raccolte di outtakes come Forget e Peking Spring; sembra quasi che questo doppio CD vada a inflazionare un mercato su cui sono presenti da un lato le due antologie uscite all’indomani della reunion (Accomplishede a Gun To The Head), e dall’altro le varie ristampe e riedizioni ampliate dei dischi principali, che con i bonus in parte si sovrappongono e suppliscono al lavoro delle raccolte. Potrebbe sembrare la meno necessaria, e invece è la retrospettiva più completa sul gruppo di Boston, perché è la prima a prendere in considerazione anche gli album degli ultimi dieci anni e riassumere l’intera carriera so far. Operazione che concede il fianco a qualche logica omissione: in merito al periodo “originale” (1979-1983), chi ama la band non può in realtà prescindere dalle ristampe definitive del primo mini LP e del primo album, dove si possono recuperare anche i singoli come quel gioiello di Academy Fight Song. La scelta dei brani del primo CD è in ogni caso sufficientemente ampia da coprire quasi tutto l’immancabile, da That’s When I Reach For My Revolver – che risentiamo con piacere per l’ennesima volta – alla decisione, che non fa una grinza, di includere Peking Spring e la cover di Heart Of Darkness dei Pere Ubu in rappresentanza di The Horrible Truth About Burma. La vera “novità” è dunque il secondo dischetto, che rende giustizia al materiale post reunion, dimostrando tra l’altro una freschezza rara per un complesso ritornato dopo tanto tempo. Unica pecca, quella di sacrificare On Off On (solo due brani) nei confronti di The Obliterati (che fa la parte del leone con ben cinque pezzi, tra cui l’epica Donna Sumeria), mentre Innermost è l’unico “extra album” (è uscita soltanto su singolo nel 2009). Il prezzo competitivo e la capienza e la qualità della selezione la rendono ideale per chi vuole approfittarne e accostarsi così per la prima volta ai Mission Of Burma. Chi ha già tutto può astenersi senza problemi. Il contenuto, d’altra parte, giustifica ampiamente il voto.

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