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Nonostante il nome di Minnie Riperton nel bel mezzo dei Settanta fosse abbastanza popolare tra addetti ai lavori e pubblico anche per motivi extra-musicali (Riperton è stata una delle prime artiste a parlare pubblicamente in Tv di cancro e per anni diventò il volto della American Cancer Society), Perfect Angel sarebbe rimasto quasi sconosciuto ai più, se non fosse arrivata questa salvifica ristampa da parte di Capitol Records a dare il giusto tributo a una tra le più brillanti cantanti e interpreti di quel decennio.

La genesi di Perfect Angel parte circa nel 1971, quando l’appena ventiquattrenne Riperton decide, dopo la delusione commerciale di Come To My Garden del 1970, di mollare tutto e dedicarsi anima e corpo alla famiglia, trasferendosi in Florida con il marito Richard Rudolph e il figlio Marc. Però, si sa, il mondo della musica è fatto anche di giri tortuosi, e proprio nel momento di semi-retirement, alla Riperton capita l’occasione della vita. A Chicago nel 1971, tre anni prima quindi, durante una black expo, Riperton incontra Stevie Wonder. Suo grande fan, l’iconico musicista propone alla cantante scritturata dalla Chess Records e dalla Epic di produrre e (addirittura) suonare sul suo disco. Una cosa non da tutti i giorni, insomma. Per un motivo o per un altro si rimanda fino ad arrivare al 1974, con Riperton mamma a tempo pieno e Wonder nel bel mezzo della sua golden age, inaugurata da Talking Book nel 1972 e conclusasi idealmente con Hotter Than July nel 1980. Un’operazione non facilissima, visti gli impegni del genio di Saginaw, il ritiro della cantante e, soprattutto, il fatto di essere una su Epic e l’altro su Motown (…LA Motown in quegli anni poi). Poco prima di mettersi al lavoro su quello che sarebbe diventato Perfect Angel, Riperton riesce a firmare anche i cori di It Ain’t No Use e Creepin’ da Fulfillingness’ First Finale apponendo così la sua voce a uno dei capolavori di Stevie Wonder e del soul targato Motown tutto.

Per partire con i lavori del comeback bisognava però aggirare l’ostacolo delle label di appartenenza, Epic e Motown, e allora Wonder, con la collaborazione di Rudolph e della neonata Scorbu Productions, sceglie di produrre e suonare sotto lo pseudonimo, che è tutto un programma, di El Toro Negro. Con il supporto di quasi tutta la sua backband, la Wonderland (c’è anche il fido Mike Sembello, futuro nominato all’Academy per Maniac e co-autore di Saturn, che sarà inserita su Songs In The Key of Life), Wonder, pardon il Toro Negro, e Riperton si mettono al lavoro al Record Plant di Los Angeles sul disco che renderà immortale la sfortunata cantante. È sin dai primi giri di nastro che ci si rende conto che Perfect Angel non è un disco come gli altri. Tutto fila benissimo: i suoni, gli arrangiamenti, il songwriting che è a un livello altissimo, la band. Tutto è perfetto. Come un Re Mida del Rhodes, Wonder, nei nove anni che vanno dal 1971 al 1980, compone in uno stato di grazia inarrivabile per i comuni mortali, scrivendo pagine tra le più brillanti della popular music del ventesimo secolo. Minnie Riperton è il terminale offensivo perfetto per l’ex enfant prodige della Tamla/Motown: il suo regale cantato, che va talmente in alto da trasformarsi in fischio (non per niente la chiamano “the Queen of the whistle register”) viene plasmato e domato dalla maestria di Wonder, che riesce a tirar fuori dalla cantante tutto il suo potenziale. Reasons, It’s So Nice (To See Old Friends), Take A Little Trip, Seeing You This Way, Lovin’ You e la omonima title track sono diamanti brillanti di anima e cuore che suonano quasi come un triste presagio di quello che sarebbe successo di lì a qualche anno, ovvero la tremenda malattia, la lotta per sconfiggerla e la morte prematura a soli trentuno anni, nel fiore della vita.

Quarantatré anni dopo, grazie a un ottimo lavoro di remastering, Perfect Angel ha la sua edizione ideale con un disco bonus ricco di chiccherie, come il duetto Wonder-Riperton in Take a Little Trip o la versione (da brividi) acustica di Seeing You This Way, e con le versioni extended delle tracce originali. Disco imprescindibile.

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