Recensioni

6.5

Reale e furioso: così i Ministri hanno definito i tredici minuti del loro ultimo EP Cronaca nera e musica leggera. Aggettivi scelti alla perfezione per il nuovo corso della band milanese, consacrato dalla casa editrice Einaudi.

Se della scomparsa progressiva del rock dai radar della musica che conta aveva già accennato Stefano Solventi parlando proprio di un album dei Ministri, Cultura Generale del 2015 (che ricevette un’accoglienza piuttosto tiepida), ascoltare un lavoro dal piglio dannatamente rock come questo è un’esperienza del tutto straniante ed estremamente evocativa. Complice un certo grado di disabitudine alle gole raschiate Peggio di niente arriva come un pugno nello stomaco e, pezzo migliore del piccolo lotto, racconta qualcosa di estremamente contemporaneo, l’abitudine all’orrore quotidiano, in maniera semplice e diretta. Ma è il contenuto di Bagnini quello più interessante: il senso di colpa, cardine dell’educazione cattolica, come violenza privata e la conseguente difficoltà dell’uomo contemporaneo di distinguere tra visione e senso delle cose, proprio come «lo sguardo dei bagnini quando credono di aver capito il mare». Nonostante l’anacronismo stilistico, i Ministri tengono fede al proprio linguaggio con uno spiraglio di maturità maggiore e la consapevolezza che un cambio di passo è ormai necessario.

Sarà che ci manca un po’ la violenza del rock, che le tracce sono solo quattro (forse la lunghezza di un normale LP sarebbe stata indigesta) e che lo stile Munari-Einaudi in copertina impreziosisce una idea già di per sé buona, ma gli ingranaggi girano e la macchina si muove. Un piccolo manifesto (inter)generazionale per una band ad un punto (necessario) di svolta.

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