Recensioni

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Mike Oldfield, sì quello di Moonlight Shadow, di Tubular Bells e di tanti classici degli anni ’80 torna con un rework delle principali hit che lo hanno reso immortale. Ad aiutarlo nel compito e ad aggiungere quel tocco kraut prog che va troppo di moda oggi c’è il produttore e musicista tedesco Torsten ‘York’ Stenzel (Moby, Nelly Furtado, Tina Turner tra le altre collaborazioni). Il disco tenta di attualizzare i classici del musicista di Reading con un tocco dance contemporaneo, spingendo i remix su piani dance che una volta avremmo definito con la tag “commerciale” e che sembrano fatti per essere suonati nel prossimo set di un qualsiasi DJ-for-the-masses (vedi alla voce Tiësto o Avicii).

Uno sputtanamento bello e buono grazie ai soliti trucchetti: melodie pop memorizzabili da subito, loop e trattamento dei suoni “maranza”, qualche lacrimuccia per i nostalgici ed il gioco è fatto. Non convince per niente questa riedizione, che sarà sì buona per qualche stadio belga o per qualche party sulla spiaggia, ma che per tutti gli altri usi verrà dimenticata nel giro di pochi istanti (imbarazzante, ad esempio, il trattamento del classico To France col vocoder e con l’autotune automatici). Per conoscere il vero Mike è meglio prendere in mano qualche originale. Ad onor di cronaca segnaliamo pure l’inedito à la Röyksopp Never Too Far con la cantante dei Nightwish Tarja Turunen. Baraccone assicurato per Mike, che fa la figura del Leone di Lernia di turno più che dell’intellettuale illuminato e capace di riciclarsi. Prescindibile.

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