Recensioni

7.3

Stavolta l’attenzione della Strut si volge al recupero di un’istituzione della musica caraibica, nella fattispecie del calypso nato in quel di Trinidad: Slinger Francisco, noto come Mighty Sparrow, figura centrale del genere fin dalla metà degli anni ’50 quando iniziò a vincere premi nazionali approfittando del trono lasciato vacante da colui che fino a quel momento del calypso era considerato il re (quel Lord Kitchener che il successo internazionale aveva portato ad emigrare in Inghilterra).

L’antologia salta i successi già ottenuti nei primi anni per concentrarsi sul periodo centrale di una carriera lunga e pena di riconoscimenti, caratterizzata dalla capacità di sviluppare le caratteristiche meticce che il genere presentava dalla nascita.

Non ci troviamo infatti davanti ad un’operazione di restauro della real thing incontaminata contro gli annacquamenti cocktail-exotica da salotto americano anni ’50 (quelli oggetto di revival nei ’90, per capirci): a causa anche delle varie dominazioni straniere succedutesi sull’isola, l’ibrido c’era fin dalle origini, e Sparrow conosceva ed ascoltava Nat King Cole e il jazz, innestandone la lezione sul canovaccio tradizionale (la rilettura/riscrittura della What’s The Use Of Getting Sober di Louis Jordan ripresa anche da Joe Jackson nel suo omaggio alle origini di Jumpin’ Jive ma anche la divertita ripresa di Try A Little Tenderness), accogliendo altre suggestioni dal mondo o dal periodo (l’oriente in Marajhin, il beat in She’s Been Gone Too Long), condendo il tutto con uno spirito arguto (l’allusività soul di Big Bamboo cantata di toni fintamente drammatici) ma anche un’efficace spirito d’osservazione delle questioni sociali e politiche del tempo (The Slave toccava come poche prima un’argomento tutt’altro che facile, mentre Kennedy and Kruschev sapeva fare ironia sulla guerra fredda), contribuendo al successo internazionale del calypso ma anche anticipando tendenze future fino a diventare una vera icona culturale del suo paese.

Un’antologia che, grazie anche alle note di David Katz che ricostruiscono contesto e carriera del nostro con la competenza cui l’etichetta ci ha abituati, spiega una parte importante dei fondamenti di un genere ormai classico.

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