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Arriva a pochi mesi di distanza da Delirium Tremens questa nuova tappa nel percorso di Mick Harvey attraverso l’ossessione gainsburgiana. E il rimando a specchio nel titolo, che richiama il primo passo della tetralogia, quell’Intoxicated Man del 1995 (a cui fecero seguito Pink Elephants e appunto Delirium Tremens), sembra mettere la parola fine a quello che è, a memoria, uno dei tributi più ampi, temporalmente e contenutisticamente, che un musicista abbia portato a un suo collega. Questa volta al centro ci sono i duetti degli anni ’60, quelli in cui ad accompagnare la scrittura di Gainsbourg c’erano cantanti come France Gall, Juliette Greco e la stella di prim’ordine Brigitte Bardot, e che ora Harvey “sostituisce” con Channthy Kak (Cambodian Space Project), le australiane Xanthe Waite, Sophia Brous, Lyndelle-Jayne Spruyt e Jess Ribeiro, e la chanteuse tedesca Andrea Schroeder, lasciando spazio per un cameo su Wolfy Teeth anche a suo figlio Solomon, mentre sul piano strumentale c’è la solita messe di vecchi amici e rispettabilissimi musicisti, come Bertrand Burgalat, Steve Shelley, JP Shilo.
Strictu sensu, nulla di trascendentale o di clamorosamente diverso rispetto ai volumi precedenti, ma sistematiche riproposizioni a metà strada tra sentito omaggio ed elegante tributo, dall’iniziale Je T’aime… (Moi Non Plus) in una versione sensualissima in tedesco Ich Liebe Dich… (Ich Dich Auch Nicht) con alla voce proprio la Schroeder, fino alla conclusiva Cargo Cult, una torch song in bassa battuta mefistofelica e ferina, passando per una continua ricerca – riattivata, nelle parole di Harvey, anche dalla riedizione in doppio CD dei primi due volumi Pink Elephants e Intoxicated Man – sul corpus gainsbourgiano che ha dato alla luce la riedizione di un paio di perle inedite (The Drowned One, ovvero La Noyée, e appunto Baby Teeth, Wolfy Teeth, in origine Dents De Lait, Dents De Loup) apparse soltanto in versioni live in apparizioni TV. Notevole il lavoro sia linguistico che metrico relativo alla traduzione in inglese (e tedesco, e cambogiano, in Contact) delle lyrics originarie, per non dire dell’adattamento musicale sempre di altissimo livello (su lande crooning e spesso tendenti al noir mitteleuropeo) su una base di partenza spesso eccellente, anche quando secondaria o inedita, e mai resa da Harvey al minimo sindacale. Insomma, ad averne di musicisti e ricercatori del genere e, di conseguenza, di dischi come questo.
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