Recensioni

5.9

Giunta al settimo album in studio, la formazione canadese dei Metric, che pure aveva ammaliato tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, per una proposta caratterizzata da un alt-rock fortemente contaminato con l’elettronica, decide sorprendentemente di appendere i synth al chiodo, o quasi. A parte infatti occasionali innesti sintetici, in Art od Doubt il dominio delle sei corde appare evidente, ma senza che a questo corrisponda una qualche esigenza di riavvicinamento a un concetto di suono più autentico, acustico, pieno e viscerale (che avrebbe forse dato senso a un così vistoso cambio di rotta). La produzione è anzi patinatissima (e a risentirne è soprattutto la voce della Haines, fredda e distante), con un’impronta leziosamente pop.

Si percepisce un più o meno deliberato progetto di semplificazione: meno estro, più prudenza. Dove la prudenza passa attraverso riff facilotti e melodie senza scopo. Art of Doubt, pur provando a spaziare tra microgeneri diversi e mood altalenanti (dal power pop di Dressed to Suppress alle ballatone indie in stile Seven Rules), vuole probabilmente essere un disco facile, accessibile, divulgativo. Senza troppe pretese, a tratti persino volutamente scontato, come quel «La la la»  che intona Emily in Love you Back. Peccato che il protagonismo chitarristico finisca con lo strizzare l’occhio quasi esclusivamente a certo pop rock primi anni 2000, emulando sovente i più recenti Yeah Yeah Yeahs, e non riuscendo comunque a coglierne l’incisività, come in Dark Saturday – dove si fa palesemente il verso a Karen O – o in No Lights on the Horizon. Il risultato è un ascolto insipido, incolore, il più delle volte banale.

Il disco appare sfocato e stilisticamente discontinuo, e ciò nonostante monotono, con occasionali brecce d’interesse che aprono timidamente un varco senza tuttavia riuscire a farlo svoltare, dovendo fare i conti con pesanti contrappesi che sono talvolta vere e proprie cadute di stile (Underline the Black). La sensazione, abbastanza sconfortante, non è quella che si sia mancato il bersaglio, ma che si dovesse proprio mirare altrove.

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